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[Video] Niente preservativi in farmacia italia |
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dom 7 settembre 2008 - 14:44 scritto da mediopicaro
Segnala agli amministratoriAltro che pillola del giorno dopo o pillola RU486! Nel 2008 succede ancora che alcune farmacie in Italia, come questa a Diamante (Cosenza), si rifiutino di vendere dei PRESERVATIVI pur di sottostare agli insegnamenti della Chiesa Cattolica. Tutto questo sarebbe semplicemente inconcepibile nella maggior parte dei paesi occidentali, a parte l'Italia, che subisce ancora ingerenze vaticane nella propria vita civile. Il preservativo è un presidio sanitario nazionale, tra l'altro sottoposto al controllo del Ministero della Salute, e in quanto tale ai farmacisti non dovrebbe essere consentito di rifiutarsi di venderlo. |
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Commenti (26 di 26)
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avremo di nuovo l'ora di religione ma jamais quella di educazione sessuale
Non mi trovo d'accordo con l'iniziativa di chi ha girato il video. Credo che sia necessario rispettare la volontà di coscienza del farmacista di non vendere preservativi. Il tutto parte dalla garanzia del principio democratico in base al quale ognuno deve essere messo in condizione di vivere secondo la propria coscienza. Al di là delle indicazioni governative, al di là dei preconcetti di natura religiosa, politica, sociale, culturale e così via.
Il comportamento della farmacista, almeno per quanto concerne questo video e questa situazione e a questa precisa fattispecie mi riferisco, è corrispondente ad un principio alto di democraticità nel momento in cui ha dato indicazioni alternative per l'acquisto dei preservativi. E quest'azione assolve la stessa da qualsiasi accusa di discriminazione sociale, culturale e politica. Si può supporre che la farmacista abbia potuto effettuare questo ragionamento: "Guardate ragazzi, preservativi non ne vendiamo perché va contro la nostra coscienza, perché pensiamo che l'uso del preservativo è contro la nascita di una nuova vita e la nostra educazione culturale, sociale e non necessariamente religiosa si fonda sul principio secondo cui la vita è sacra, la natura è sacra, e rispettare la vita significa rispettare gli eventi naturali che danno corso alla creazione della stessa, impegnandosi a rimuovere qualsiasi ostacolo non naturale come l'atto di vendere preservativi e quindi diffonderne l'uso."
Il bello di tutto ciò è che si può fare questo ragionamento senza citare nessun frammento di testo religioso ma seguendo unicamente la naturalità delle cose. In altre parole si può sviluppare questo pensiero in una coscienza profondamente laica e non solo in un contesto "esclusivamente" religioso.
Ma la farmacista si rende protagonista di una lezione di democrazia che purtroppo non è stata recepita da chi ha girato e, soprattutto, pubblicato in rete il video. Praticamente prosegue il suo ragionamento in questi termini “Anche se per un nostro discorso di coscienza non vendiamo preservativi, in ogni caso, ci preoccupiamo di fornire indicazioni precise e dettagliate su dove andarle ad acquistare, perché siamo del parere che debba essere comunque garantita questa possibilità a chi la pensa in modo diverso da noi e pertanto ci preoccupiamo di orientare l’eventuale cliente che richiede l’acquisto dei preservativi verso altre destinazioni che commercializzano questo tipo prodotto. Il che significa la premeditata, rispettosa e democratica preparazione a far fronte ad una richiesta del genere fermo restando il nostro pieno dissenso verso ogni forma di contraccettivo e assicurandosi che le informazioni fornite riguardo altri eventuali punti di vendita siano reali e concrete. Nella piena libertà della nostra coscienza e liberi dalle logiche commerciali imposte da un concetto di stato autorevole, a cui fanno riferimento (questa volta, stranamente, per ragioni di comodo e non per senso democratico) coloro che si presentano al banco di vendita, e che dietro l’esecutività delle norme ci dovrebbero obbligare altrimenti a commerciare un prodotto che contrasta fortemente con la nostra volontà di coscienza.”
La virata verso una motivazione dogmatico-religiosa per spiegare la scelta del farmacista viene fornita però direttamente dai protagonisti del video, come si nota dall’esplicito riferimento in due tempi sia del primo, diciamo così, incursionista (“è per motivi religiosi che non vendete preservativi?”) che del secondo (“certo! è la vetrofania di radio maria…”) . I ragazzi che entrano in farmacia e chiedono di poter acquistare i preservativi sembrano fare, grossomodo, questo ragionamento: “Noi siamo nel giusto perché siamo portatori sani di un ideale di libertà culturale, sociale, politica e sessuale completamente antagonista alla morale del pensiero unico, conformista, discriminatorio, razzista, antidemocratico e sappiamo che la chiesa cattolica da sempre, al fianco del sistema di un potere coercitivo e nell’esercizio del suo potere, e per agevolare il suo controllo politico, economico, sociale e antropologico sui credenti, fa leva sulla moralità bigotta di chi, pur avendo da sposato/a almeno un amante, non vuol sentire parlare di preservativi, di sesso non fine a scopi di procreazione e quindi di metodi anticoncezionali, seguendo formalmente i dettami della dottrina cattolica. Ci sentiamo il diritto di elaborare il pensiero con estrema convinzione che un farmacista che non vende preservativi si adegua passivamente a questo modello di servilismo verso il potere della chiesa e ci mette in condizioni di confermare la nostra premeditata considerazione di inquadrare il farmacista come chi si fa portatore di quella moralità bigotta.
Va benissimo, per carità.
I ragazzi però non si accorgono, o si rifiutano di percepirne il senso, della disponibilità della farmacista a dare informazioni su dove reperire i preservativi e nella piena cognizione di garantire comunque un servizio di orientamento al cliente, e questo perché la furia “antagonista” di cui si sono animati li ha resi lucidamente orbi al punto di trasformare deliberatamente la scena appena consumatasi in farmacia in un’altra situazione tipo che i nostri protagonisti avrebbero voluto che si verificasse per avvalorare la propria tesi. Si sarebbe voluto, in altre parole, che la farmacista, alla richiesta di preservativi, avesse risposto in questi termini: “Uscite fuori dal mio negozio, non ne vogliamo sapere assolutamente niente della vostra richiesta e non vi daremo alcuna indicazione su dove andarveli a comprare, non avete il minimo rispetto della chiesa e dei suoi precetti, non sapete che il papa non vuole che ci siano i preservativi, perché la dottrina cattolica vieta rigorosamente il ricorso ai contraccettivi, che ogni goccia di sperma andata persa è un peccato di dio, una lacrima di gesù caduta nel vuoto, se non è funzionale alla procreazione del genere umano. Oddio! Oddio! Perdona loro che non sanno quello che fanno….”.
Si capisce che un comportamento del genere da parte della farmacista avrebbe dato sicuramente adito ad una serie di condizioni concettuali e intellettuali con cui poter denunciare il fatto come episodio fortemente “antidemocratico”, ma si tratta, in questa fattispecie, di una fantasia, di una aspirazione che nella realtà non si è concretizzata.
Trasversalmente e paradossalmente nel contesto di questo video a stabilire una morale forzosa e antidemocratica sembrano essere gli acquirenti del preservativo, mentre la farmacista difende la sua coscienza e il concetto alto di democrazia!
Potremmo concludere in modo appassionatamente colorito che abbiamo assistito, in questo video, a come si presenti l’eventualità che si verifichi in certe situazioni “un fascismo degli antifascisti”.
E' stato possibile concepirlo, è stato concepito. In tutti i sensi.
Il resto? Chiacchiere!
... la musica nun me piace!
ma avete visto quanto è disgustoso il colore di quella maglietta ARANCIONE???
serafo... una volta sono andato in un locale pubblico e gli ho chiesto se potevo usare il bagno e mi hanno detto di no perché loro seguivano il dogma degli anti-cacca ovvero secondo il loro credo non devi espletare i tuoi bisogni perché la cacca ti è nata dentro e quindi deve restare dentro... ora cazzate a parte: le farmacie non sono negozi privati ne tantomeno chiese, le farmacie sono un SERVIZIO PUBBLICO quindi sono tenute a rispettare le direttive del ministero della salute, se poi IO CLIENTE sono cattolico apostolico romano non compro i preservativi, ma le farmacie devono offrire un servizio a tutti i cittadini, anche non cattolici. La storia dell'orientamento democratico dato al cliente è soltanto una PARACULATA, non è quello il compito e il lavoro delle farmacie, per le indicazioni stradali ci sono i vigili urbani o le cartine. GENTE USATE IL PRESERVATIVO che oltre ad essere un metodo contraccettivo vi difende anche dalle malattie trasmissibili per via sessuale.
Nel testo non parlo di orientamento da parte della farmacista verso l'uso o meno del preservativo ma su dove andarseli a procurare.
Mi pare che tal 'serafo' corrisponda al nick di un amministratore del sito.
Cioè fa un commento che per scriverlo ad occhio e croce c'è voluto 1-2 ore e cose molto più importanti non vengono neanche accennate.
Si attende una smentita, altrimenti... PULIZIA PREGO!
e secondo me è una paraculata e bella grossa pure! Comunque hai commentato solo una parte minima del mio testo.
i gestori del locale che non ti hanno permesso di espletare i tuoi bisogni, in quanto sostenitori di un dogma secondo cui la cacca va tenuta dentro, sono in odore di antidemocraticità per due ordini di motivi. Innanzitutto perchè sostengono un dogma, e ciò equivale alla prevalenza di un sistema di valori rispetto ad altri e più specificamente per definizione chi segue un dogma non è rispettoso di un pensiero antagonista o di dissenso. Secondo, l'espletamento della cacca dall'organismo è un fatto naturale e quindi il comportamento degli anticacca è fortemente contrario al corso naturale delle cose e ciò contribuisce a renderlo antinaturale e antiumano. Quindi antidemocratico. ;-)
non mi sembra che i tre ragazzi siano stati offensivi, anche se è un'operazione un po' da striscia la notizia!
allora non venderanno neanche la "pillola"!
e se il distributore non funzionava, non si fornicava?
il colore della maglietta? ma chi sei Krizia?
(e comunque i bar sono obbligati per legge a farti fare i bisogni!)
serafo... la cosa che hai scritto è alla Emilio Fede altro che indymedia... renditene conto
la farmacia è un servizio pubblico e per questo deve attenersi alle regole statali, non vendere
un prodotto ai clienti perchè si è scelto di abbracciare un credo politico o religioso che sia,
significa sempre e comunque recare un danno alla collettività.
la farmacia non ha il potere di decidere quali prodotti trattare e quali non trattare, questo
specifico potere, in italia ce l'ha solamente il ministero della sanità, che deve cmq
attenersi ai principi varati dall'o.m.s. (organizzazione mondiale della sanità).
il preservativo oltre ad essere un anticoncezionale serve anche a preservare la propria
salute e quella di chi ti circonda, non poter preservare la propria salute per
colpa di un pensiero religioso(di qualsiasi religione) vuol dire vedersi negare,la possibilità
di scegliere come vivere la propria vita.
i bambini si concepiscono con la mente non con il cazzo.....
se io voglio fare sesso, lo faccio per godere di me,dell'altra persona,e di entrambe, e non per
fare un bambino,per questa strana cosa che si chiama amore.....hanno inventato il
preservativo......perchè non usarlo???????
allora secondo la dottrina-serafo un edicolante di destra non vende il manifesto perchè segue la sua coscienza politica anticomunista ed un edicolante di sinistra non vende i Libero-Giornale-Secolo perchè segue la sua ideologia antifascista...le edicole hanno una funzione pubblica e quindi sono OBBLIGATE a vendere tutto ciò che viene loro spedito....lo stesso nelle farmacie !
sì, senza contare l'ALTA LEZIONE DI DEMOCRAZIA (CRISTIANA) che l'edicolante di destra offrirebbe al cliente di sinistra.
al link http://tv.repubblica.it/copertina/la-farmacia-anti-prof...video
linkato dalla home page
Il "Codice Deontologico del Farmacista", è stato approvato dal Consiglio Nazionale della Federazione degli Ordini in data 13 dicembre 2000.
ART. 20
1. Nell'attività di vendita di prodotti diversi dai medicinali, il farmacista ha l'obbligo di agire in conformità con il ruolo sanitario svolto, nell'interesse della salute del cittadino e dell'immagine professionale della farmacia.
La notizia è stata pubblicata anche sul sito dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti
La si può anche criticare, ma se si è onesti... qui """qualche link""" del video, che REPUBBLICA ha "rubato" ad indy, ma lo ha fatto perchè glielo permette youtubbbbe, di guuuugle! meditate gente, become your media, hack the media, create your tubbbbe!
Non c’è bisogno di definire dottrina, nel senso etimologico e negativo del termine, una manifestazione di opinione su un episodio da cui si vuole scorgere un senso di democraticità. La dottrina, oppure il rischio che essa possa crearsi e alimentarsi, potrebbe essere invece quell’aspirazione che vuole indymedia circoscritta, limitata o, peggio ancora, “abituata” all’interno di una movimentazione di idee e di opinioni, che non si spingono a valutare e interpretare la realtà da altre angolazioni. La tensione che qui emerge è quella di tenere in considerazione l’eventualità in cui una coscienza – non sta alla discrezione di nessun altro se non del diretto interessato giudicare il come, il quando e il perché di una sua maturata obiezione – si trova realizzata nella realtà.
Non prendo in seria considerazione l’esempio dell’edicolante, ma lo discuto per una semplice ragione di metodo. Un edicolante antifascista, nella possibilità di esercitare pienamente un atto di coscienza politica rispetto al materiale venduto non dovrebbe limitarsi a non vendere solamente i Libero-Giornale-Secolo ma si spingerebbe ad auto-precludersi anche la vendita di molti altri giornali e riviste, nella consapevolezza di considerare fascista anche un giornale commerciale porno, che guarda la donna come soggetto inferiore e subalterno, o una rivista vip, perché esalta un modello di vita irraggiungibile dalla stragrande maggioranza e quindi motivo di iniquità e frustrazione sociale. Però così facendo riduce drasticamente la commerciabilità del suo parco giornali e di conseguenza si determina l’impossibilità di coprire le sue esigenze materiali di sopravvivenza per sé e per la sua famiglia.
Un dato interessante da prendere in considerazione, nel percorso di un ragionamento critico nella relazione tra coscienza-rifiuto-garanzia democratica è appunto la disponibilità delle possibilità materiali. Più è alta la copertura delle proprie esigenze materiali più è agevole e praticabile l’esercizio della coscienza. Non credo si possa parlare di libertà di coscienza, e neanche di fondamenti minimi di politica democratica, in mezzo al deserto di fronte alla presenza di un solo bicchiere d’acqua con cui dover dissetare un gruppo di 3 o 4 persone, incontratisi lì per caso e in avanzato stato di disidratazione. In questa situazione entrerebbe in gioco un altro fattore che è l’istinto di sopravvivenza. E’ chiaro che partendo da questo esempio estremo e portandoci su situazioni meno drastiche, ma pur sempre difficili, affiora l’esigenza di un meccanismo obbligatorio di regolazione per la distribuzione delle risorse. Man mano che le risorse diventano meno scarse il meccanismo di regolazione diventa meno necessario e si genera la possibilità di una maggiore libertà di azione, tipo una passeggiata spensierata, in mezzo ad un viale pieno di fontane, da parte di quei famosi 4 disidratati nel deserto.
Concettualmente l’istinto di sopravvivenza è la stessa fonte di motivazione che potrebbe spingere l’edicolante profondamente antifascista a vendere giornali fascisti o pseudo-fascisti e a doversi “dispensare” quindi dall’esame di coscienza cui ho accennato sopra. Ci piacerebbe pensare che, nella possibilità di essere autosufficiente, non avrebbe problemi di nessun genere a fare i distinguo sulla merce da vendere. Ma poi penso che neanche questo è giusto, perché nell’elaborazione di una maturità antifascista non ci si dovrebbe scandalizzare di nessuna lettura, neanche di quella fascista, quando opportunamente se ne dimostrano le amenità e se ne spiegano criticamente le contraddizioni. Ma è un discorso che è rimesso unicamente alla coscienza del giornalaio.
L’accessibilità, o il livello di possibilità di accesso, a quanto risulta relativo al soddisfacimento delle esigenze materiali, tanto meglio nell’ambito di uno stile di vita educato alla sobrietà e all’essenzialità, è l’elemento cardine su cui si pondera il grado di democraticità in un qualsiasi contesto. La ricchezza delle disponibilità di accesso, da parte di tutti, a soddisfare le proprie necessità, accresce la potenzialità democratica del “sistema” (opsss…. uso questa orribile parola dal momento che in questo scambio dialettico si usano parametri di ragionamento come OBBLIGO e FUNZIONE PUBBLICA).
Lungo il sentiero di una didascalia che parte da questo principio e arriva fino al caso specifico di Diamante troviamo un medesimo meccanismo di fondo, se si parla di possibilità di reperimento di preservativi. Si prova ad essere liberi di esercitare, con maggiore pienezza e consapevolezza, la propria coscienza, sulla base di un equilibrio che tiene in considerazione soprattutto l’ampiezza di reperimento delle disponibilità materiali. Così come può accadere che il giornalaio antifascista, se si dedica contestualmente e aggiuntivamente ad altre attività o se riceve un sussidio per la propria famiglia, sceglie di vendere i giornali che vuole, il farmacista è nelle possibilità di non vendere preservativi, per i fatti suoi che solo lui saprà, e i nostri amici sono a conoscenza, grazie al cortese suggerimento del farmacista obiettore, delle concrete alternative dove potersi andare a comprare i preservativi allo scopo di farne poi uso… o per farne uso allo scopo. La ricchezza di espressioni linguistiche dà in questo caso possibilità di scelta se usare un finale o l’altro. A piacere, o secondo coscienza. ;-)
ma spiegami un attimo... secondo te un ipotetico giornalaio fascista che si rifiuti di vendere giornali fascisti, dovrebbe dare al cliente fascista delle indicazioni su come raggiungere un'altra edicola fascista?
se il giornalaio è fascista dubito che non venda giornali fascisti. Se il giornalaio fascista non vende giornali antifascisti dubito che darà indicazione su dove acquistarli perchè potrei pensare anche che alla richiesta di giornali antifascisti arrivi ad usare la violenza. Se il giornalaio antifascista non vende giornali fascisti non dovrebbe indicare altri giornalai fascisti al cliente fascista, ma dovrebbe motivare le ragioni della sua scelta in tutta onestà intellettuale e con piena consapevolezza. Ma sono esempi di difficile accadimento nella realtà.
Io davvero non capisco: i ragazzi che hanno fatto questo video sono da sostenere , sono stati davvero bravi! invece qui leggo dei commenti che parlano di giornalai fascisti... ma che centra? Bravi ragazzi spero di vedere altre cose fatte da voi!!!! profilattici per tutti
sempre a Diamante ( ma tutti qui stanno ? ) un ragazzo entra da un tabaccaio e chiede delle cartine lunghe e questo gli risponde " non mi faccio canne" ! secondo la serafoideologia avrebbe fatto bene ! ma mi chiedo ? e se non fuma questo tabaccaio non vende neanche sigarette ? e se ne non sa scrivere non vende penne ?
Strano ma vero , sempre a Diamante , durante il famosissimo Peperoncino Festival , in una centralissima pizzeria chiedo un peperoncino per vivacizzare una pizza triste e patetica , alla tristezza segue la desolazione e lo sconforto ...NON AVEVANO PEPERONCINI !!! Ma nella speldida cittadina della RIVIERA DEI CEDRI capita anche di entrare in un bar del meraviglioso lungomare e chiedere un bicchiere della nota acqua effervescente naturale con mezza fetta di limone e sentrsi rispondere che NON HANNO LIMONI !!!....a luglio ... a Diamante ... RIVIERA DEI CEDRI !!!