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[ponte] Calzona: un ponte irrealizzabile...
CALZONA: "Un ponte irrealizzabile" scritto da Alberto Ziparo.
NOTE DAL VOLUME DI REMO CALZONA - LA RICERCA NON HA FINE. IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA
Dei, Roma,2008-10-01
 Sta bella... coppola!
Il Volume, curato dal Professore Ingegnere Remo
Calzona, già consulente e coordinatore del Comitato Scientifico della
Stretto di Messina, presenta uno studio recente sulle criticità del
progetto vigente e cogente del Ponte (2002). Il rapporto introduce
anche una nuova proposta progettuale, prospettata da Calzona e
collaboratori dopo l'approvazione del preliminare oggi in vigore
(2004): essa modifica radicalmente il disegno del ponte, abbandonando
l'idea di campata unica da 3.300 metri, per reintrodurre l'ipotesi dei
pilastri nello Stretto per una campata centrale più limitata (2000m) e
riposiziona il manufatto, anche rispetto alle due sponde (sposta verso
sud gli attacchi a terra, lievemente in Calabria, più marcatamente
sulla sponda siciliana).
Il volume è evidentemente esito immediato di uno
studio tecnico-scientifico ed è destinato esclusivamente ad ambienti
accademici e professionali. E' molto limitata infatti - forse
intenzionalmente - la reinterpretazione comunicativa degli esiti dello
studio, corredati spesso solo da notazioni strettamente didascaliche e
talvolta presentate solo sottoforma di diagrammi, grafici o espressioni
analitiche, con pochissimi commenti.
Le critiche al progetto vigente ed i vantaggi della
nuova proposta sono presentati nell'ambito ristretto delle elaborazioni
effettuate. La rigorosa limitazione di operazioni e risultati
all'interno del corpo tecnico-scientifico delle indagini comporta una
"reticenza" divulgativa, forse voluta (vista anche la collocazione
accademica e soprattutto professionale dello stesso coordinatore,
Calzona), che contrasta, però, con la gravità delle critiche al
progetto vigente (di cui viene messa in forte dubbio la costruibilità
stessa) e con le innovazioni proposte dal nuovo profilo.
La gran parte dei problemi del progetto vigente
discende, secondo lo studio, dalla conferma della scelta della campata
unica di 3300 metri con un sistema di cavi portanti di lunghezza
eccezionale (5300 metri). Nonostante le "migliorie" apportate in sede
di approvazione (2004), la funzionalità e la stessa realizzabilità del
progetto preliminare rischia di essere messa in crisi in fase
esecutiva. Infatti, date le prestazioni richieste al manufatto, atteso
il contesto di riferimento, le tecnologie disponibili possono risultare
inadeguate alle soluzioni proposte ( come già segnalato da diversi
esperti, v. Architetto Italiano,"I
dubbi sul Ponte" maggio-giugno 2005). "Quanto sopra non vuol
significare che non si potranno fare in futuro
ponti da 3300 m di luce, ma i livelli di rischio, le incognite di
realizzabilità ed i costi dell'opera raggiungono oggi limiti che
suggeriscono scelte di maggiore e documentata
affidabilità e di minor costo: è quello che
è sempre avvenuto nel passato lungo il cammino dello sviluppo
scientifico. Queste indicazioni dovrebbero indirizzare la scelta
progettuale verso soluzioni che rappresentano il trend dello sviluppo e
del successo attuale, ovvero quelle che, al giorno d'oggi, rientrano
nel campo delle scelte consapevoli, affidabili e documentate" (pag
186).
I materiali da costruzione oggi disponibili, attesa
la luce estrema del ponte e la eccessiva lunghezza dei cavi portanti,
prospettano un sistema strutturale principale
(funi-torri-impalcato-pendini verticali) estremamente pesante, che
finisce per dover soprattutto sorreggere se stesso. "Il sistema di
sospensione della soluzione messa a gara nel 2004 è costituito da
quattro cavi di sezione netta di un metroquadrato ciascuno(...) e un
peso complessivo di 196.800 tonnellate" (pag.176). Aldilà dei pesi
degli altri elementi, la lunghezza delle funi, la luce e le dimensioni
degli altri componenti strutturali, si prospetta un sistema di
eccezionale pesantezza che contrasta con le necessità di risposta
rapida, immediata e armonica richiesta alle prestazioni del manufatto
nella sua interezza, così come alle sue molte sezioni, rispetto alle
sollecitazioni funzionali, ambientali e atmosferiche che deriveranno
dall'esercizio nel contesto particolare dello Stretto.
I rapporti tra l'ampiezza della luce principale e le
altre dimensioni sono tali da abbassare la sicurezza prestazionale
della struttura, fino alla fase critica. "A questi effetti deve essere
aggiunto, nel caso di un cavo per ponte sospeso, l'incremento di carico
dei pendini, dovuto all'accresciuta lunghezza e, quindi, al peso
proprio, che diventa un'aliquota principale del peso portato, fino a
diventare prevalente rispetto al peso dell'impalcato, in prossimità
delle torri. Questi effetti sono amplificati quando la luce da coprire
diventa rilevante, da cui segue la riduzione di efficienza più che
proporzionale rispetto all'incremento di luce del ponte, fino a che il
peso proprio del ponte approssima il carico portato"(Calzona-Giuliano,
pag.235). come si diceva, il manufatto
sorreggerebbe soprattutto se stesso.
La drastica perdita di efficienza prestazionale e
funzionale del sistema può mettere in crisi sia l'apparato nel suo
insieme, sia le singole parti, sia i collegamenti tra gli elementi di
un meccanismo complesso, composto da molte sezioni assemblate. A fronte
della "pesantezza" del sistema, le prestazioni richieste potrebbero
essere affrontate con un manufatto di dimensioni quali quelle in
questione, soltanto in presenza di caratteristiche del materiale
maggiormente impiegato - l'acciaio - completamente diverse da quelle
oggi in commercio. La campata unica di 3300 metri al centro del
sistema-ponte, di cui al progetto vigente, per evitare momenti critici
irreversibili, quanto disastrosi, necessiterebbe di acciai
molto più leggeri e, nello stesso
tempo, più resistenti di quelli oggi
disponibili. Ricordiamo che esperti di evoluzione tecnologica dei
materiali da costruzione hanno stimato in un secolo e mezzo il tempo
necessario per ottenere attrezzature rispondenti alle caratteristiche
richieste dal progetto (v. anc. Architetto Italiano,
mag/giu 2005). Ulteriori fatti critici derivano dalle tipologie dei
collegamenti tra le diverse parti del manufatto che devono essere
assemblate "esclusivamente a mezzo di saldature e risulterà di
conseguenza pericolosamente vulnerabile alle rotture per sollecitazione
di fatica" (Di Maio, 1998) e per iperdeformazioni della geometria. Tale
situazione è in grado nuovamente di indurre condizioni critiche
irreversibili in decine di elementi dell'apparato strutturale,
riguardanti in particolare i collegamenti tra i diversi elementi
portanti.
Anche lo studio di Calzona, nella precarietà
generale delle condizioni di sicurezza strutturale e di efficienza
funzionale dell'impianto, conferma alcuni problemi, già segnalati da
altri esperti, che rendono assai improbabile la stessa costruzione e,
in particolare, escludono decisamente il funzionamento quale
collegamento ferroviario. Ciò è dovuto a numerosi parametri negativi,
tra cui alcuni si confermano "insormontabili": per esempio, le
traslazioni laterali dovute all'azione del vento, che, se pur possono
essere ridotte da "gonne" di protezione dell'impalcato, accentuano il
regime di sollecitazione complessiva sullo stesso; ancora le
dilatazioni termiche previste per la trave, le cui traslazioni
ortogonali all'asse dei binari, richiederebbero elementi (giunti di
circa 7 metri) assai lontani dai materiali esistenti in commercio; o
ancora gli eccessi di tensione dovuti al peso sulle deformazioni di
configurazione.
Lo studio di Calzona aggiunge altre riflessioni "non
strutturanti", ma decisamente ostative rispetto alla realizzabilità del
progetto.
- Il rispetto delle reali
condizioni sismologiche dell'area: il
progetto vigente, infatti, ha totalmente e colpevolmente trascurato la
presenza di faglie attive che interesserebbero pesantemente i siti di
torri e contrafforti/ancoraggi, specie dalla parte calabrese.
"Misteriosamente in questa rappresentazione (......) sono scomparse le
faglie sotto le pile, portando a pensare che queste potessero cadere in
zone non interessate da faglie. La realtà delle sezioni, fatta
nell'ambito degli studi per il progetto di massima, contraddice questa
tesi e pone una nuova argomentazione ostativa alla realizzazione del
ponte a campata unica proposta dalla Società SdM nel 2002" (pag.150).
- La mancata assunzione della reale
situazione geomorfologica dell'area:il
progetto ha ignorato i numerosi studi effettuati anche da
consulenti/esperti del Ministero delle Infrastrutture, tra cui il
professor Alessandro Guerricchio, che illustrano l'estrema fragilità
dell'assetto e i processi dinamici delle due zone interessate dalla
costruzione del ponte: nello specifico, oltre ai problemi di
allontanamento delle sponde, lo "scivolamento" delle formazioni
idrogeologiche superficiali e profonde della Costa Viola verso lo
Stretto.
- I problemi di impatto
ambientale che, secondo Calzona, sono
esasperati dalla configurazione e dal posizionamento, oltre che dalle
caratteristiche, del progetto del manufatto.
- I problemi di impatto
socio-territoriale: il progetto vigente non
ha tenuto conto dei più recenti insediamenti a Ganzirri-Faro e,
soprattutto, a Villa S.Giovanni (ignorata la presenza di circa 3000
abitanti di Porticello).
Calzona propone quale soluzione all'irrealizzabilità
dell'attuale progetto-ponte un nuovo progetto, per altro simile. Esso
prevede sempre un attraversamento aereo, però con campata centrale
minore (2000 metri) e torri/pilastri nello Stretto. Tale ipotesi
prevede un riposizionamento del manufatto tale da evitare i segmenti
più critici di faglie attive e le aree ecologicamente più sensibili
della Costa Viola e, soprattutto, di Ganzirri/Faro (laghetti). Ancora
esso assume il reale status dei tessuti insediativi. Nella nuova
configurazione l'abbandono della megacampata di 3300 metri riduce una
serie di problemi strutturali, migliora gli effetti sismologici e, in
parte, idrogeologici, tuttavia l'impatto ambientale, territoriale e
paesaggistico complessivo risulta analogo a quello del progetto SdM. La
più grossa perplessità suscitata dal nuovo disegno, proposto da Remo
Calzona ed il suo team, riguarda, per gli aspetti di costruibilità, il
ritorno ad una configurazione che prevede i pilastri nelle acque dello
Stretto. E' noto, infatti, che una simile soluzione è stata a lungo
studiata e, quindi, abbandonata; a meno di realizzare delle
torri/fortezze di eccezionali dimensioni, con problemi di impatto
enormi, in quanto non esistono materiali per costruire pilastri di
dimensioni accettabili e che garantiscano resistenza agli agenti
atmosferici e ambientali ( in primis le correnti) dello Stretto per
periodi superiori ad un decennio. A parte tutti gli altri problemi, già
sollevati e irrisolti, per il progetto esistente.
Si continua, dunque, a discutere di progetti, tra
l'altro, irrealizzabili.
Bisogna riconoscere l'onestà intellettuale del gruppo di lavoro di
Calzona - fonte tanto autorevole e interna al progetto ponte da
suscitare clamore - nell'ammettere che, al di là delle approvazioni
istituzionali più o meno forzate, la questione è totalmente da
riconsiderare. Non esistono solo i nodi legati alla costruibilità. Ma
anche per questo l'operazione è evidentemente da abbandonare.
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