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[RC] Comunicato Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani - ADI - Sez. Reggio Calabria reggio calabria |
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lun 27 ottobre 2008 - 15:54 scritto da repost
Segnala agli amministratoriNegli ultimi anni 15 anni il sistema universitario italiano è stato sottoposto dai vari Governi nazionali a politiche di trasformazione degli assetti organizzativi (si pensi al 3+2) e a politiche di riduzione della spesa che considerano gli investimenti in ricerca come un costo piuttosto che una risorsa e una leva sulla crescita economica. Ciò sta determinando una situazione di profonda crisi evidenziata dall’emorragia di giovani cervelli che fuggono dall’Italia per essere assorbiti da Università e Centri di ricerca stranieri e dall’incapacità (o mancanza di volontà) di “svecchiare” gli atenei del nostro Paese.
Le nostre Università, così sofferenti a causa delle condizioni sopra descritte, stanno ricevendo un ultimo attacco che ne potrebbe mutare radicalmente la natura, la missione, le finalità e l'assetto. La legge n. 133/2008, capace di ledere l’imprescindibile diritto di accesso pubblico a percorsi orientati verso la formazione scientifico-culturale di qualità, necessari per lo sviluppo socio-economico e tecnologico di un Paese, ha provocato molteplici iniziative di reazione. La sezione di Reggio Calabria dell’Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani (ADI-RC) ha pertanto deciso di indire una conferenza stampa mercoledì 29 ottobre alle ore 10.00 presso la SALETTA TESI – AULA MAGNA della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, col fine di rendere pubbliche le iniziative che si sono intraprese a livello nazionale, come l’incontro con il Ministro Gelmini tenutosi lo scorso venerdì 24 ottobre, e quelle prossime, nonché di discutere assieme ai dottorandi, ai ricercatori, ai docenti e agli studenti sui punti della riforma che appaiono più penalizzanti per l’intero sistema universitario italiano e per la ricerca. La riduzione, ad esempio, del FFO (fondo per il finanziamento ordinario delle Università) entro il 2013 di circa 1441.5 milioni di euro, così come stabilito dalla L.133/2008, porterebbe le strutture pubbliche a trasformarsi in fondazioni di diritto
privato andando a costituire sistemi di formazione “privatizzati” soltanto per coloro i quali possano fare affidamento su enormi capacità economiche per sostenere le iscrizioni ai corsi; a 60 anni dalla sua nascita viene lesa la Costituzione stessa sia nell’art. 3 “[…] è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese[…]”, sia
nell’art. 9 “[…] la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica […]”, che nell’art. 33 “[…] L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento […]”. Crediamo che una riforma del sistema Universitario Italiano e del più generale sistema di costruzione della cultura nel Nostro Paese non possa venire affrontato solo in termini restrittivamente finanziari; utilizzare gli Atenei per fare cassa non è
l’approccio migliore per produrre innovazione e sviluppo tecnologico. Riteniamo necessario che bisogna partire da una discussione seria sulla necessità di finanziamento e sulla qualità della spesa. È un dato indiscutibile il sottofinanziamento del sistema di istruzione pubblica e
negli scenari imposti dalla L.133/2008 incredibilmente ogni ragionamento sulla qualità formativa diventa utopia. I tagli fino al 25% nei prossimi quattro anni lederanno molti Atenei, che diffondono cultura nei contesti locali in cui si sono territorializzati, persino i più “virtuosi”.
Qualsiasi intervento non può prescindere dal rigoroso rispetto di quei valori fondativi che rappresentano la parte migliore della storia e dell'esperienza dell'Università italiana, volendo ricordarne uno su tutti: la natura pubblica del sistema universitario.
Si invitano tutti i dottorandi, dottori di ricerca e ricercatori, che sentono ancora una volta colpiti i loro diritti e intaccata la dignità stessa della ricerca, nonché tutti i docenti che vogliano prestare il loro sostegno all’iniziativa, ad essere presenti. |