Scuola : le ragioni della protesta

category italia | istruzione | analisi e opinioni author mer 29 ottobre 2008 - 01:35author scritto da k Segnala questo contributo agli amministratoriSegnala agli amministratori

I lavoratori della scuola, le famiglie e gli studenti manifestano la loro indignazione e la ferma protesta di fronte ad un attacco di inaudita gravità alla scuola pubblica statale e più in generale alla democrazia del nostro paese. Un attacco perpetrato con l'abuso della forma del decreto legge e del ricorso sistematico alla fiducia, ignorando del tutto la necessità del dialogo e del coinvolgimento di tutte le componenti scolastiche.

Attacco perpetrato attraverso una vera campagna denigratoria volta a sminuire la professionalità e l’impegno di tutti coloro che operano nella scuola, con termini offensivi e lesivi della dignità umana. Ci hanno definito fannulloni, ignoranti poco istruiti, assenteisti e perfino “papponi”, per la precisione "papponi in cattedra" ha scritto il quotidiano "Libero". Non poteva mancare l'apprezzamento del ministro Brunetta, il quale ha affermato che gli insegnanti lavorano poco e guadagnano troppo, ben 1.300 euro! A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato il nostro premier, definendoci “facinorosi, piccole frange estremiste", minacciando l`uso della forza pubblica contro docenti e studenti, per non parlare dell'ex Presidente della Repubblica, e perciò anche senatore a vita, Francesco Cossiga, il quale ha ricordato i bei tempi andati, in cui fu Ministro degli Interni, come esempio per il presente: "le forze dell'ordine - ha dichiarato in una intervista pubblicata su alcuni quotidiani - non dovrebbero avere pietà di studenti e docenti e mandarli tutti all'ospedale; non arrestarli, perché tanto poi i magistrati li rimetterebbero in libertà. Soprattutto i docenti - ha voluto sottolineare - non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì (sic!). Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!", ha concluso. Mai nella storia della Repubblica italiana si sono sentite pronunciare simili ignobili parole nei confronti di tutta una categoria di lavoratori, la quale, è bene precisarlo, paga le tasse fino all'ultimo centesimo, a differenza di molte altre. Tuttavia, cari politici, Vi siamo grati per aver svelato finalmente il vostro volto, i vostri scopi, che mirano alla negazione dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Vogliamo ringraziare Voi e i Vostri giornali perché è anche grazie alle vostre parole, al vostro arrogante, presuntuoso, minaccioso e antidemocratico atteggiamento oggi riempiamo le piazze e conquistiamo consensi E tuttavia continuate a dire che non capite le ragioni della protesta. Il ministro Gelmini si dice addirittura sorpresa dal momento che il suo decreto non tocca minimamente tali gradi di scuola. Ebbene, ha ragione, cara Ministra! Il suo decreto smantella del tutto solamente il Primo ciclo di Istruzione, la scuola dell'Infanzia e la Scuola Primaria, ossia il fiore all'occhiello del nostro sistema di Istruzione. Complimenti! A smantellare il resto dei cicli scolastici, dalle medie sino all'università, ci hanno già pensato i tagli di Brunetta e Tremonti e l'opera verrà completata dal disegno di legge dell'onorevole Aprea: tutto andrà in mano ad i privati, così finalmente anche la cultura potrà essere relegata al rango di un etto di prosciutto, una offerta telefonica, una pubblicità ingannevole. Perché a Voi è questo tipo di cultura che interessa, solo questa! Altro che paragonarsi a Barak Obama, come ha fatto di recente sempre la Minsitra Gelmini. Obama? Ma stiamo scherzando? Quello che speriamo essere a giorni il nuovo Presidente degli Usa ha a più riprese dichiarato che investirà ben 18 miliardi di dollari nella scuola pubblica, arruolando un esercito di docenti, altro che tagli! Naturalmente il governo continua a ripetere che i tagli non ci saranno e che quello che si sente dire in giro è frutto della solita propaganda comunista. Certo bisogna intendersi. Che cosa significa, allora, la non assunzione di decine di migliaia di docenti precari? Non lavorare più, dunque rimanere disoccupati! Ed è per questo che i precari rappresentano l'ossatura del movimento di protesta contro il suo decreto e quello dei suoi colleghi di governo. Sono stati loro i primi a promuovere la mobilitazione, in piena estate, il 23 luglio, quando si è cominciato a parlare dei primi... tagli! Per anni abbiamo lavorato nelle scuole statali, sballottati a destra e a manca, a decine di chilometri da casa, magari per uno spezzone di nove ore, nemmeno in grado di coprire le spese. Presi a settembre, quando andava bene, e cacciati a giugno. A testa bassa, abbiamo accettato il nostro ruolo nella speranza di vedere attuate le promesse dei tanti governi che hanno parlato di tempo indeterminato, del tanto agognato ruolo, dopo tanti anni di lavoro. Nel frattempo le regole del gioco cambiavano di continuo, ad ogni cambio di governo o addirittura di ministro all'interno del medesimo governo. E noi sempre lì, a lavorare sodo. Non esiste destra né sinistra nelle nostre contestazioni. Tutti i governi hanno manifestato, a essere buoni, un sostanziale disinteresse per le nostre condizioni e, cosa peggiore, per la scuola pubblica statale, mostrandosi al contrario molto interessati nei confronti delle scuole private. Alla faccia del merito, oggi il cerchio si chiude - finalmente direte Voi! - e ci mettete alla porta. Bene, ma ricordatevi che, anche quest'anno, se l'anno scolastico ha potuto avere inizio è perché i precari si sono presentati alle nomine per coprire le cattedre scoperte. Sono quelli che garantiscono supplenze di pochi giorni, le gite che i colleghi di ruolo, più anziani mediamente, non vogliono fare, perché non più pagati e per troppi rischi. Sono quelli che garantiscono un certo ricambio, anche generazionale, che Voi oggi decidete di fermare per sempre. Siamo quelli che si trovano a pieno titolo inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, un tempo permanenti, poiché siamo tutti pluriabilitati, avendo di volta in volta seguito le più disparate direttive del Ministero dell'Istruzione relativa alle modalità di accesso all'insegnamento: concorsi per titoli ed esami, concorsi riservati, scuole di specializzazione, scuole di perfezionamento, master e chi ne ha, più ne metta. Anni passati a seguire questo o quel corso, a prepararci per questo o quel concorso ... tutto finito. E gli anni sono passati per tutti, non siamo più giovani. E come pensate di ricollocarci nel mondo del lavoro? Cosa state pensando per noi, vittime principali dei tagli o come li volete chiamare? Siamo uomini e donne che hanno dedicato la loro vita all'insegnamento; abbiamo scelto questa professione perché ci piace insegnare. Visto il lungo precariato, i pochi soldi, la delicatezza della professione, avremmo sicuramente fatto altro se non fossimo innamorati di questo mestiere. E oltre che precari, siamo anche, in massima parte ormai, genitori di bambini, di ragazzi e ragazze che frequentano la scuola pubblica e anche come tali ribadiamo il nostro NO alla cosiddetta riforma che state per approvare. Che cosa ci rimane da fare? Forse rivolgerci a Lei, caro Presidente Napolitano, per dirLe che noi non abbiamo affatto paura del nuovo, se però questo non cela semplicemente la fine della scuola pubblica e di tutti i suoi attori. Siamo sopravvissuti, infatti, a molte cosiddette riforme, dai moduli all'autonomia passando per la mai applicata, ma ancora in vigore, "riforma" Moratti. E allora perché affermare che "non si può dire sempre no"? E perché dovremmo dire Sì ai tagli e perché solo alla scuola pubblica statale? Quale è la logica di questa riforma se non quella del semplice risparmio in un settore che altre democrazie - e non solo democrazie - ritengono strategico? E perché non potremmo dire No alla logica di tagli e voti di fiducia? E' questa la democrazia? L'articolo 4 della nostra amata Costituzione recita: "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società" Siamo sicuri che questo diritto venga garantito? Siamo sicuri che esistano le condizioni per svolgere attività che concorrano al progresso spirituale e materiale della società? O forse qualcuno non sta pensando, al contrario, di sottomettere gli interessi di tutti a quelli di qualcuno, di pochi, facendo dell'istruzione un vero e proprio mercato, in cui solo i più ricchi potranno garantirsi una adeguata istruzione mentre ai più poveri non rimane che l'avviamento professionale? Una scuola in cui saranno i privati a scegliere i docenti, loro a decidere gli indirizzi curriculari, sempre loro a determinare l'entità dei finanziamenti. Ebbene, noi non ci stiamo! Ci batteremo con coraggio consci che la lotta in difesa della scuola pubblica va ben al di là della difesa del nostro lavoro: è una lotta per la Costituzione e la Democrazia nel nostro paese.

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