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Diario dal tetto cosentino

category calabria | lavoro-non-lavoro | notizie author ven 11 settembre 2009 - 03:08author scritto da presidio vallecrati Segnala questo contributo agli amministratoriSegnala agli amministratori

E’ da diversi anni che le tute gialle della Vallecrati, lottano per vedere garantiti i loro diritti di lavoratori, sempre calpestati da i vari amministratori succedutisi e dal consorzio tutto. Vallecrati è una società misto pubblico-privato, composta da 44 sindaci che ne detengono il 51% e da 4 soci privati che hanno il restante 49%. 

Nell'ultimo anno, i circa 400 operai della vallecrati hanno protestato più volte per la situazione di incertezza, i rischi di fallimento dell'azienda e, soprattutto, per il continuo tira e molla rispetto al pagamento degli stipendi. In agosto, dopo due mesi senza salario, le rimostranze dei lavoratori si acuiscono: gli operai bloccano l’autostrada Salerno-Reggio Calabria e sospendono la raccolta dei rifiuti. In pochi giorni le città, in particolare Cosenza, si riempiono di spazzatura, cosa che costringe gli amministratori a pagare almeno una delle mensilità arretrate per far ripartire la raccolta. La questione sembrava risolta, e invece no, dopo un mese, il problema si ripresenta: la società rischia di fallire e gli stipendi non arrivano. Ma per quali motivi la Vallecrati è allo sfascio? La Vallecrati si trova in cattive acque sia per i mancati pagamenti dei comuni (19 milioni circa di credito) sia per la voracità dei soci privati, molto attenti ai loro profitti e meno al bene dell'azienda, che ha accumulato 22 milioni di debiti, tanto che la procura cittadina chiede il fallimento dell’azienda. Così, messi alle strette, gli operai bloccano la raccolta e decidono di muoversi, e lo fanno imitando la pratica degli operai dalla Innse di Milano.

1 settembre: Le tute gialle sul tetto che scotta

Nella notte di martedì 1 settembre, salgono sul tetto del palazzo degli uffici della provincia di Cosenza per rivendicare i salari arretrati e garanzie sulla continuità del lavoro. Pur trattandosi di un lavoro dequalificato, poco retribuito, sicuramente sporco, le tute gialle, così come molti meridionali abituati ad accettare come una fortuna quella che è di fatto una sciagura, restano lì sul tetto o giù nel piazzale ad attendere risposte. Il palazzo della provincia occupato si trova di fronte al carcere di via Popilia e la prima solidarietà arriva proprio dalle celle da dove, come nei concerti allo stadio, si vedono ondeggiare le fiammelle degli accendini.

I primi giorni passano con blocchi estemporanei della S.S. 107 e della Salerno-Reggio Calabria, si mantiene il presidio e si attende.

Nei giorni successivi, si susseguono le notizie che vedono naufragare la Vallecrati come il titanic. Gli incontri tra cda e sindaci, dove si decidono le sorti della società e dei contratti dei 375 operai, si tengono nella sede legale della vallecrati a Contrada Cutura, trasformata per l’occasione in un fortino protetto dalle forze dell’ordine. Misura eccessiva visto che gli operai disertano quell'incontro arroccandosi nel palazzo provinciale

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