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DIARIO DAL TETTO COSENTINO

category calabria | lavoro-non-lavoro | notizie author lun 14 settembre 2009 - 13:24author scritto da presidio vallecrati Segnala questo contributo agli amministratoriSegnala agli amministratori

E’ da diversi anni che le tute gialle della Vallecrati, lottano per vedere garantiti i loro diritti di lavoratori, sempre calpestati dai vari amministratori succedutesi e dal consorzio tutto. Vallecrati è una società mista pubblico-privato composta da 44 comuni che detengono il 51% e da 4 soci privati che hanno il restante 49%.

9 settembre: riunioni fiume, l’offerta di Rovito e il niente di fatto

Nel pomeriggio si respira un’aria sospesa, le notizie non sono delle migliori, la possibilità li lavorare in ordinanza presso i privati sembra svanire perché non tutti i comuni hanno emesso i documenti necessari per garantire la continuità del lavoro nel ciclo della raccolta. Passano le ore e, a più riprese, nel piazzale uno degli esponenti della protesta informa gli altri sugli sviluppi della trattativa. Verso le 19 arriva la notizia che un imprenditore locale, Francesco Rovito che, da molti anni, si occupa della raccolta rifiuti nell’area dell’alto tirreno è disposto a prendere in affitto la vallecrati, con mezzi e operai inclusi. L’offerta del nuovo imprenditore, già consigliere comunale di Cosenza con i Verdi in quota Tommasi, viene discussa tra gli operai che intanto ripensano al passato e alle responsabilità dei vari cda che per nove anni hanno guidato male e in modo dispendioso l’azienda. Molti non avevano preso in considerazione questa soluzione strategica, l'offerta di Rovito, e molti sono i dubbi sui trattamenti salariali, il mantenimento delle mansioni e le garanzie di continuità. Quanti soldi è disposto ad investire il nuovo imprenditore? Quali profitti pensa di ottenere? Chi muove le fila della partita? In quanti giorni la città ritornerà pulita è ancora tutto da vedere. Intanto, il sindaco di Cosenza Perugini, oltre a quelle dei soci privati, chiama una nuova ditta di Lamezia Terme a ripulire la città. Tra sospetti, valutazioni critiche e rabbia crescente, dalle voci che partono dal basso la frase ricorrente è: “io tengo famiglia, ho bisogno di questo lavoro”. E’ una vecchia storia, quella del Sud che continua a piegare la testa in cambio di un tozzo di pane.

Alle 21.15 la partita si riapre. Gli amministratori della SPA non intendono dare in nolo una parte degli operai, cioè quella richiesta dai privati per svolgere le mansioni nei comuni che hanno emesso l’ordinanza. Di nuovo gli operai si riuniscono in assemblea. I delegati che hanno partecipato all'incontro dicono che le speranze sono minime, che Bernaudo, sindaco di Rende, con fare da vecchio padrone, all’inizio dell’incontro nel fortino vallecrati, li ha chiamati scostumati aggiungendo che devono tornare a lavorare. Così tra gli operai ci si chiede cosa c’entra la buona educazione in una situazione in cui centinaia di persone vedono svanire la sicurezza del salario.

I contorni non sono ben chiari ma l'impressione forte è che - in questi palleggi tra sindaci e privati, in questa storiaccia di saccheggio dei fondi pubblici per fini privati, in questa triste vicenda di potentati politici che hanno ingrassato la gallina vallecrati per poi sgozzarla- a rimetterci sono solo gli operai. A guardarli questi padri di famiglia, le loro mogli con i bambini, si capisce che non hanno la malizia e il cinismo necessario per combattere contro il potere di chi li opprime, sono, invece, inclini ad accettare, e anche a lavorare di più per chi dà loro lavoro. Questo perché quando si parla di lavoro al Sud, tra clientele e diritti negati la sottomissione degli operai non è un'eccezione ma la norma, ed è proprio facendo passare un diritto come un favore personale che si tappa la bocca alla gente. Motivo per cui diventa difficile far passare un criterio di giustizia, e meno che mai parlare di diritti negati, anche se è di questo che si tratta. Insomma, la Vallecrati, può essere un buon caso di studio per chi si occupa di cattiva amministrazione, clientele politiche e sottomissione degli operai al padronato.

Nel piazzale della provincia si continua a discutere, e verso le dieci di sera fa il suo ingresso la digos. Visita di rito per rassicurare e imbonire gli operai. L’atmosfera si fa tesa quando, dopo sette giorni passati sul tetto, uno degli operai si scioglie in un pianto di rabbia e disperazione.

10 settembre: NON PAGHEREMO NOI IL FALLIMENTO DI VALLECRATI

Ore 9.00, ennesimo tavolo in prefettura per sollecitare la soluzione. Stavolta, però, gli operai sono fuori, presidiano piazza XI settembre, dopo essere arrivati in corteo (non autorizzato) e aver volantinato un documento che chiude con la frase” NON PAGHEREMO NOI IL FALLIMENTO DELLA VALLECRATI”.

Al tavolo siedono il Prefetto e i rappresentanti sindacali, l’offerta del privato ha acceso una speranza per il futuro ma il fattore tempo stringe. Se si arriva al fallimento per gli operai non ci sarà più alcuna speranza. Dopo circa tre ore l’ennesima promessa, quella di convocare il Cda Valle crati per domani mattina e seguire nel pomeriggio con i sindaci dei comuni. Vallecrati e consorzio dovranno valutare l’offerta del sig. Rovito. Verrà accolta?

Con questa e tante altre domande le tute gialle si apprestano a trascorrere l’ennesima notte sul tetto.

Intanto, la vera questione non è ancora risolta: chi restituirà il lavoro o, almeno, il reddito a queste centinaia di persone che per anni hanno spazzato i nostri resti, di giorno e di notte, senza che nessuno se ne preoccupasse?. Ora queste persone, perché prima di essere tute gialle sono persone in carne ed ossa, si chiedono: cosa pensano gli abitanti di Cosenza? Avranno capito che dietro a quei cumuli di spazzatura ci sono i diritti del lavoro negati, una banda di politici pirateschi che hanno mosso le pedine a loro piacimento per intascare voti e soldi, le società e gli imprenditori della raccolta rifiuti, anche loro con i loro interessi, non ultimi i sindaci che per anni hanno chiuso gli occhi e palleggiato sui pagamenti?

L’aspetto paradossale di questa storia è che come in una favola rovesciata i buoni, gli operai, vengono additati dai veri cattivi, spa, comuni, privati, come i soli responsabili di quei cumuli di spazzatura per strada.

Ma, i cosentini questo lo hanno capito o no?

Intanto il buon berlusca, facciamo scongiuri, crea “l’emergenza” rifiuti per la Calabria e il Lazio e contemporaneamente lancia le soluzioni: inceneritori e termovalorizzatori per tutti. E in tempi rapidi, assicura.

11 settembre: Parlassero di soldi, vogliamo gli arretrati

Fin dalle 4 del pomeriggio cominciano ad arrivare alla spicciolata gli operai nel piazzale antistante il palazzo della Vallecrati, gli amministratori sono già sopra. La Digos e la celere “proteggono” l’ingresso per evitare che gli operai entrino per partecipare. Solo i delegati sindacali possono sedersi con gli amministratori. Passa il tempo e la delegazione degli operai si rinforza, i segnali che arrivano non sono positivi. Dopo un po’ gli operai in presidio perdono la pazienza. “Parlassero di soldi! Vogliamo gli arretrati! Siamo alla fame!” Possono sembrare solo slogan ma è la realtà. Salgono in 5 ed irrompono nell’assemblea muniti di telecamera e tanta rabbia, si susseguono momenti di tensione. Nell’assemblea si gioca, ancora una volta, a scaricabarile… soldi non ce ne sono. Minutolo (vicepresidente della consortile ed uomo dell’asse Adamo-Bruno-Perugini) non si vuole assumere nessuna responsabilità, neanche quella della disperazione che può prendere il posto della ragione.

Si scioglie l’assemblea e il primo a fermarsi a parlare con gli operai è il revisore dei conti dell’azienda che, guarda caso, non si è mai accorto delle “stranezze” nei bilanci. L’unico impegno assunto dal cda, dopo l’irruzione degli operai, è quello di “valutare” la proposta del sig. Rovito in tempi rapidi, forse lunedì si avrà una risposta. E intanto il 17 settembre è sempre più vicino e con esso la fine delle speranze.

Verso le 22.00 si ritorna al palazzo che, in molti, cominciano a sentire un po’ casa propria.

12 settembre: rende gli operai interrompono la festa del consigliere provinciale del PD Ruffolo

Le azioni di protesta proseguono rincorrendo gli eventi e cercando così visibilità. Ormai l’area urbana è stata quasi ripulita dai privati, l’emergenza rifiuti sembra passata. Si sparge la voce che in serata ci sarà una festa del PD (mozione Bersani) a Rende, saranno presenti il presidente della provincia Oliverio, il sindaco di Rende Bernaudo, il neo assessore provinciale Ruffolo, Sandro Principe. È una buona occasione per avere la possibilità di egemonizzare il dibattito nell’area urbana. Con molta calma ci si organizza. Una folta delegazione raggiunge Arcavacata. Si chiede la parola sul palco che viene concessa abbastanza “democraticamente” e strumentalmente, aggiungiamo noi, vista la prossima scadenza congressuale.

La signora Aurora, sostenuta dagli operai in presidio sotto il palco, saluta, chiede scusa per la durezza dei loro pensieri ma è quello che sta accadendo realmente, fuori dai festini e dalle escort che stanno monopolizzando l’informazione e il sapere dell’opinione pubblica. Scandisce con molta calma i messaggi contenuti nel documento firmato “tute gialle” che inchioda al fallimento Vallecrati i responsabili politici, amministrativi e dirigenziali, in un clima politico omertoso dove tutti sapevano ma nessuno ha mai alzato un dito per fermare il saccheggio della società. A farne le spese, oggi, sono solo gli operai con loro famiglie e le comunità, che pagheranno caro il conto di questo fallimento. Il neo assessore Ruffolo, non può che assume impegni, anche a nome del Presidente Oliverio mentre, il sindaco Bernaudo, dapprima tenta di sottrarsi alle proprie responsabilità poi cerca di fare buon viso a cattivo gioco (sostengono tutti la mozione Bersani e non possono essere tacciati di essere lontani dalle istanze degli operai e, soprattutto, ogni occasione è buona per dare addosso agli altri, quelli della mozione Franceschini…). Le tute gialle, di fatto, fanno scoppiare le contraddizioni interne all’attuale PD che fino a ieri, e da oltre 20 anni, detiene il potere a Cosenza e provincia. Quelli che oggi si ergono a paladini ieri banchettavano assieme ai responsabili di questo fallimento, direttamente o indirettamente poco importa. I cittadini esprimono la loro solidarietà con un lungo applauso.

13 settembre: a duminica è du pallune

A Cusenza, a duminica è du pallune! Ma per le tute gialle anche la domenica è di protesta. Dopo 12 giorni ancora nessuna risposta, nessuna certezza. Si cerca di coinvolgere il popolo rossoblù e di avere anche la loro solidarietà. La ricerca di visibilità si esplica con volantinaggio allo stadio ed inserto nel Tam Tam (fanzine degli ultrà cosenza) e uno striscione esposto in Curva Sud che ricorda al sindaco “PERUGINI, 400 FAMIGLIE ASPETTANO LA SOLUZIONE”. E riprende l’attesa sul tetto del palazzo.

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