Navi radioattive: Stiamo perdendo tempo

category calabria | ambiente e territorio | altri media author dom 20 settembre 2009 - 15:30author scritto da rep Segnala questo contributo agli amministratoriSegnala agli amministratori

interessante aritcolo di Francesco Cirillo

Di Francesco Cirillo

E’ incomprensibile che oggi con le tecnologie avanzate di cui disponiamo ancora non si sia svelato il mistero di cosa ci sia nelle stive della nave affondata davanti il mare di Cetraro. E’ inammissibile che ancora nella cava lungo il fiume Oliva ancora non si sia trovata una ditta capace di scavare pochi metri di profondità e capire che tipo di rifiuto vi sia sotto. E’ incredibile come ancora nonostante il carotaggio avvenuto nella briglia del fiume Oliva ancora non si sia scavato completamente fino a una decina di metri di profondità per rompere il sarcofago di cemento e tirare fuori quanto vi è stato seppellito. Tutto questo ad oggi non è assolutamente ammissibile in quanto vi sono mezzi finanziari, mezzi tecnologici e quant’altro serva per tirare fuori una volta per tutte la verità dal mare e dalle discariche. Una verità negata dalle giunte regionali precedenti, quella di Chiaravalloti e quella di Loiero che non inserirono nel piano di bonifica per ben due volte né le discariche lungo il fiume olivo né tanto meno altre discariche pericolose piene di rifiuti tossici quali Costapisola e la sibaritide piena di ferrite di zinco. Giovedì scroso nella Procura di Paola , proprio mentre c’era un incontro fra il procuratore capo Bruno Giordano e la Legambiente ed il Comitato De Grazia alla presenza dei giornalisti, è arrivata la task force del Ministero. Sembra che il Ministero dovrebbe mandare una nave oceanografica , l’Astrea e dovrebbe svolgere maggiori accertamenti lungo la valle dell’Olivo. L’Astrea e dell’ISPRA (istituto superiore per la ricerca ambientale). Un istituto però che il Ministero dell’Ambiente sta dimettendo. Più di 400 lavoratori, infatti, entro la fine dell’anno potrebbero essere mandati a casa e nel mese di luglio , circa 200 manifestanti dell’Assemblea dei precari hanno occupato simbolicamente la nave oceanografica Astrea, attraccata a Fiumicino, bloccando di fatto le attività di monitoraggio. Ma questa nave non è abilitata a recuperi ma a studi oceanografici. Servirà a dirci il grado di radioattività ma non a recuperare i bidoni. Non vorremmo che si arrivasse alla soluzione adottata in un altro caso simile e che si è risolto in una colata di cemento su tutto il rifiuto tossico creando un enorme mausoleo di cemento. Una soluzione economica e veloce, ma certamente non sufficiente nel caso di bidoni contenenti materiali radioattivi. Nell’incontro di giovedì nella procura di Paola la Legambiente guidata da Nuccio Barillà ha consegnato al Procuratore Bruno Giordano libri e dossier redatti dall’ associazione negli ultimi quindici anni e riguardanti il traffico internazionale di rifiuti tossici e radioattivi e delle navi affondate in tutto il mediterraneo. Nell’incontro il procuratore ha fatto il punto della situazione evidenziando intanto la situazione interna alla procura con soli due magistrati ad operare per un territorio interno, e con migliaia di cause in corso e pendenti. E’ naturale che se si vuole portare a buon fine tutto, c’è bisogno di altro personale, altrimenti tutto potrebbe passare alla DDA di Catanzaro essendo il caso riguardante la mafia e quindi di competenza diversa da quella di Paola. Il Procuratore ha anche dimostrato una certa sfiducia nella risposta che lo Stato ha dato alla grave situazione che si è creata nel tirreno casentino. Così come si parla sempre di meno del ritrovamento dei rifiuti nella valle dell’Olivo. I rifiuti qui sono stati individuati ma ancora per questioni finanziarie non si interviene. Per scavare sotto la briglia del fiume, o nella cava , non ci vogliono grandi risorse. Eppure nessuno fa intervenire nessuno. Così come non si parla più della riapertura eventuale dell’inchiesta sulla jolly Rosso. Da dove sarebbero arrivati quei rifiuti se non dalla nave in quella notte del 14 dicembre nella quale è rimasta incustodita ? capitolo chiuso quindi per la Jolly Rosso. Capitolo chiuso che vorrebbero tutti i sindaci della costa che pressati dai commercianti e dagli operatori alberghieri e dai pescatori si affannano a dire che non c’è pericolo di niente e che la radioattività non è pericolosa né per i bagnanti né per il pescato. Ed i sindaci del tirreno riunitisi a San Pietro in Amantea dovranno vedersela con i gruppi ambientalisti e dei comitati civici che chiedono che venga dichiarato lo stato d’emergenza proprio per tenere viva l’attenzione sulle questioni scoppiate. La sensazione finale è che si stia perdendo tempo. Già si è aspettato più di un anno per verificare le dichiarazioni del pentito Francesco Fonti. Già si è aspettato decenni per verificare che nella valle dell’olivo ci sono rifiuti pericolosi. Dopo le archiviazioni ed i depistaggi vari non vorremmo che anche questa storia ritorni nel nulla.

su il DOMANI del 19 settembre 2009

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