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Il caso Valle Crati a Cosenza: una società seppellita dai rifiuti

category calabria | lavoro-non-lavoro | selezionati author sab 10 ottobre 2009 - 19:53author scritto da presidio vallecrati Segnala questo contributo agli amministratoriSegnala agli amministratori

diario di una lotta

E’ da diversi anni che a Cosenza gli operai della Vallecrati, una società mista pubblico-privato per lo smaltimento dei rifiuti, lottano per vedere garantiti i loro diritti di lavoratori. La parte pubblica della Vallecrati comprende 44 comuni che detengono il 51% delle azioni, i privati invece sono sei ed hanno il restante 49%.

Nell'ultimo anno, i circa 400 operai della vallecrati hanno protestato più volte per la situazione di incertezza, i rischi di fallimento dell'azienda  e, soprattutto, per  il  continuo tira e molla rispetto al pagamento degli stipendi. In agosto, dopo due mesi senza salario, le rimostranze dei lavoratori si acuiscono: gli operai  bloccano l’autostrada Salerno-Reggio Calabria e  sospendono la raccolta dei rifiuti. In pochi giorni le città, in particolare Cosenza, si riempiono di spazzatura, cosa che costringe gli amministratori a pagare almeno una delle mensilità arretrate per far ripartire la raccolta. La questione sembrava risolta, e invece no,  dopo un mese, il problema si ripresenta: la società rischia di fallire e gli stipendi non arrivano.  Ma per quali motivi la Vallecrati è allo sfascio? La Vallecrati si trova in cattive acque sia per i mancati pagamenti dei comuni (19 milioni circa di credito) sia per la voracità dei soci privati, molto attenti ai loro profitti e meno al bene dell'azienda, che ha accumulato 22 milioni di debiti, tanto che la procura cittadina chiede il fallimento dell’azienda.  Così, messi alle strette, gli operai bloccano la raccolta e decidono di muoversi,  e lo fanno imitando la pratica  degli operai dalla Innse di Milano.

1 settembre: Le tute gialle sul tetto che scotta

Nella notte di martedì 1 settembre, salgono sul tetto del palazzo degli uffici della provincia di Cosenza per rivendicare i salari arretrati e garanzie sulla continuità del lavoro.  Pur trattandosi di un lavoro dequalificato, poco retribuito, sicuramente sporco, le tute gialle, così come molti meridionali abituati ad accettare come una fortuna quella che è di fatto una sciagura, restano lì sul tetto o giù nel piazzale ad attendere risposte.  Il palazzo della provincia occupato si trova di fronte al carcere di via Popilia e la prima solidarietà arriva proprio dalle celle da dove, come nei concerti allo stadio, si vedono ondeggiare le fiammelle degli accendini. 

I primi giorni passano con blocchi estemporanei della S.S. 107 e della Salerno-Reggio Calabria, si mantiene il presidio e si attende.

Nei giorni successivi, si susseguono le notizie che vedono naufragare la Vallecrati come il titanic. Gli incontri tra cda e sindaci, dove si decidono le sorti della società e dei contratti dei 375 operai,  si tengono nella sede legale della vallecrati a Contrada Cutura, trasformata per l’occasione in un fortino protetto dalle forze dell’ordine. Misura eccessiva visto che gli operai  disertano quell'incontro arroccandosi nel palazzo provinciale. 

9 settembre: riunioni fiume, l’offerta di Rovito e il niente di fatto

Nel pomeriggio si respira un’aria sospesa, le notizie non sono delle migliori, la possibilità li lavorare in ordinanza presso i privati sembra svanire perché non tutti i comuni hanno emesso i documenti necessari per garantire la continuità del lavoro nel ciclo della raccolta. Passano le ore e, a più riprese, nel piazzale uno degli esponenti  della protesta informa gli altri sugli sviluppi della trattativa. Verso le 19 arriva la notizia che un imprenditore locale, Francesco Rovito che, da molti anni, si occupa della raccolta rifiuti nell’area dell’alto tirreno è disposto a prendere in affitto la vallecrati, con mezzi e operai inclusi. L’offerta del nuovo imprenditore, già consigliere comunale di Cosenza con i Verdi in quota Tommasi,  viene discussa tra gli operai che intanto ripensano al passato e alle responsabilità dei vari cda che per nove anni hanno guidato male e in modo dispendioso l’azienda. Molti non avevano preso in considerazione questa soluzione strategica, l'offerta di Rovito,  e molti sono i dubbi sui trattamenti salariali, il mantenimento delle mansioni e le garanzie di continuità. Quanti soldi è disposto ad investire il nuovo imprenditore? Quali profitti pensa di ottenere? Chi muove le fila della partita? In quanti giorni la città ritornerà pulita è ancora tutto da vedere. Intanto, il sindaco di Cosenza Perugini, oltre a quelle dei soci privati, chiama una nuova ditta di Lamezia Terme a ripulire la città.  Tra sospetti, valutazioni critiche e  rabbia crescente, dalle voci che partono dal basso la frase ricorrente è: “io tengo famiglia, ho bisogno di questo lavoro”. E’ una vecchia storia, quella del Sud che continua a piegare la testa in cambio di un tozzo di pane. 

Alle 21.15 la partita si riapre. Gli amministratori della SPA non intendono dare in nolo una parte degli operai, cioè quella richiesta dai privati per svolgere le mansioni nei comuni che hanno emesso l’ordinanza.  Di nuovo gli operai si riuniscono in assemblea. I delegati che hanno partecipato all'incontro dicono che le speranze sono minime, che Bernaudo, sindaco di Rende, con fare da vecchio padrone, all’inizio dell’incontro nel fortino vallecrati, li ha chiamati scostumati aggiungendo che devono tornare a lavorare. Così tra gli operai ci si chiede cosa c’entra la buona educazione in una situazione in cui centinaia di persone vedono svanire la sicurezza del salario. 

I contorni non sono ben chiari ma l'impressione forte è che - in questi palleggi tra  sindaci e privati, in questa storiaccia di saccheggio dei fondi pubblici per fini privati, in questa triste vicenda di potentati politici che hanno ingrassato la gallina vallecrati per poi sgozzarla-  a rimetterci sono solo gli operai. A guardarli questi padri di famiglia, le loro mogli con i bambini, si capisce che non hanno la malizia e il cinismo necessario per combattere contro il potere di chi li opprime, sono, invece, inclini ad accettare, e anche a lavorare di più per chi dà loro lavoro. Questo perché quando si parla di lavoro al Sud, tra clientele e diritti negati la sottomissione degli operai non è un'eccezione ma la norma, ed è proprio facendo passare un diritto come un favore personale che si tappa la bocca alla gente. Motivo per cui diventa difficile far passare un criterio di giustizia, e meno che mai parlare di diritti negati, anche se è di questo che si tratta. Insomma, la Vallecrati, può essere un buon caso di studio per chi si occupa di cattiva amministrazione, clientele politiche e sottomissione degli operai al padronato.  

 Nel piazzale della provincia si continua a discutere, e verso le dieci di sera fa il suo ingresso  la digos.  Visita di rito per rassicurare e imbonire gli operai.  L’atmosfera si fa tesa quando, dopo  sette giorni passati sul tetto, uno degli operai si scioglie in un pianto di rabbia e disperazione.

10 settembre: NON PAGHEREMO NOI IL FALLIMENTO DI  VALLECRATI

Ore 9.00, ennesimo tavolo in prefettura per sollecitare la soluzione. Stavolta, però, gli operai sono fuori, presidiano piazza XI settembre, dopo essere arrivati in corteo (non autorizzato) e aver volantinato un documento che chiude con la frase” NON PAGHEREMO NOI IL FALLIMENTO DELLA VALLECRATI”.

Al tavolo siedono il Prefetto e i rappresentanti sindacali, l’offerta del privato ha acceso una speranza per il futuro ma il fattore tempo stringe. Se si arriva al fallimento per gli operai non ci sarà più alcuna speranza. Dopo circa tre ore l’ennesima promessa, quella di convocare il Cda Valle crati per domani mattina e seguire nel pomeriggio con i sindaci dei comuni. Vallecrati e consorzio dovranno valutare l’offerta del sig. Rovito. Verrà accolta?

Con questa e tante altre domande le tute gialle si apprestano a trascorrere l’ennesima notte sul tetto. 

Intanto, la vera questione non è ancora risolta: chi restituirà il lavoro o, almeno, il reddito a queste centinaia di persone che per anni hanno spazzato  i nostri resti, di giorno e di notte, senza che nessuno se ne preoccupasse?.  Ora queste persone, perché prima di essere tute gialle sono persone in carne ed   ossa, si chiedono: cosa pensano gli abitanti di Cosenza? Avranno capito che dietro a quei cumuli di spazzatura ci sono i diritti del lavoro negati, una banda di politici pirateschi che hanno mosso le pedine a loro piacimento per intascare voti e soldi,  le società e gli imprenditori della raccolta rifiuti, anche loro con i loro interessi, non ultimi i sindaci che per anni hanno chiuso gli occhi e  palleggiato sui pagamenti?

L’aspetto paradossale di questa storia è che come in una favola rovesciata i buoni, gli operai, vengono additati dai veri cattivi, spa, comuni, privati, come i soli responsabili di quei cumuli di spazzatura per strada.

Ma, i cosentini questo lo hanno capito o no?

Intanto il buon berlusca, facciamo scongiuri, crea “l’emergenza” rifiuti per la Calabria e il Lazio e contemporaneamente lancia le soluzioni: inceneritori e termovalorizzatori per tutti. E in tempi rapidi, assicura.

 11 settembre: Parlassero di soldi, vogliamo gli arretrati

Fin dalle 4 del pomeriggio cominciano ad arrivare alla spicciolata gli operai nel piazzale antistante il palazzo della Vallecrati, gli amministratori sono già sopra. La Digos e la celere “proteggono” l’ingresso per evitare che gli operai entrino per partecipare. Solo i delegati sindacali possono sedersi con gli amministratori. Passa il tempo e la delegazione degli operai si rinforza, i segnali che arrivano non sono positivi. Dopo un po’ gli operai in presidio perdono la pazienza. “Parlassero di soldi! Vogliamo gli arretrati! Siamo alla fame!” Possono sembrare solo slogan ma è la realtà. Salgono in 5 ed irrompono nell’assemblea muniti di telecamera e tanta rabbia, si susseguono momenti di tensione. Nell’assemblea si gioca, ancora una volta, a scaricabarile… soldi non ce ne sono. Minutolo (vicepresidente della consortile ed uomo dell’asse Adamo-Bruno-Perugini) non si vuole assumere nessuna responsabilità, neanche quella della disperazione che può prendere il posto della ragione. 

Si scioglie l’assemblea e il primo a fermarsi a parlare con gli operai è il revisore dei conti dell’azienda che, guarda caso, non si è mai accorto delle “stranezze” nei bilanci. L’unico impegno assunto dal cda, dopo l’irruzione degli operai, è quello di “valutare” la proposta del sig. Rovito in tempi rapidi, forse lunedì si avrà una risposta.  E intanto il 17 settembre è sempre più vicino e con esso la fine delle speranze.             

Verso le 22.00 si ritorna al palazzo che, in molti, cominciano a sentire un po’ casa propria.

 12 settembre: rende gli operai interrompono la festa del consigliere provinciale del PD Ruffolo

Le azioni di protesta proseguono rincorrendo gli eventi e cercando così visibilità. Ormai l’area urbana è stata quasi ripulita dai privati, l’emergenza rifiuti sembra passata. Si sparge la voce che in serata ci sarà una festa del PD (mozione Bersani) a Rende, saranno presenti il presidente della provincia Oliverio, il sindaco di Rende Bernaudo, il neo assessore provinciale Ruffolo, Sandro Principe. È una buona occasione per avere la possibilità di egemonizzare il dibattito nell’area urbana. Con molta calma ci si organizza. Una folta delegazione raggiunge Arcavacata. Si chiede la parola sul palco che viene concessa abbastanza “democraticamente” e strumentalmente, aggiungiamo noi, vista la prossima scadenza congressuale.

La signora Aurora, sostenuta dagli operai in presidio sotto il palco, saluta, chiede scusa per la durezza dei loro pensieri ma è quello che sta accadendo realmente, fuori dai festini e dalle escort che stanno monopolizzando l’informazione e il sapere dell’opinione pubblica. Scandisce con molta calma i messaggi contenuti nel documento firmato “tute gialle” che inchioda al fallimento Vallecrati i responsabili politici, amministrativi e dirigenziali, in un clima politico omertoso dove tutti sapevano ma nessuno ha mai alzato un dito per fermare il saccheggio della società. A farne le spese, oggi, sono solo gli operai con loro famiglie e le comunità, che pagheranno caro il conto di questo fallimento. Il neo assessore Ruffolo, non può che assume impegni, anche a nome del Presidente Oliverio mentre, il sindaco Bernaudo, dapprima tenta di sottrarsi alle proprie responsabilità poi cerca di fare buon viso a cattivo gioco (sostengono tutti la mozione Bersani e non possono essere tacciati di essere lontani dalle istanze degli operai e, soprattutto, ogni occasione è buona per dare addosso agli altri, quelli della mozione Franceschini…). Le tute gialle, di fatto, fanno scoppiare le contraddizioni interne all’attuale PD che fino a ieri, e da oltre 20 anni, detiene il potere a Cosenza e provincia. Quelli che oggi si ergono a paladini ieri banchettavano assieme ai responsabili di questo fallimento, direttamente o indirettamente poco importa. I cittadini esprimono la loro solidarietà con un lungo applauso.

 13 settembre: a duminica è du pallune

A Cusenza, a duminica è du pallune! Ma per le tute gialle anche la domenica è di protesta. Dopo 12 giorni ancora nessuna risposta, nessuna certezza. Si cerca di coinvolgere il popolo rossoblù e di avere anche la loro solidarietà. La ricerca di visibilità si esplica con volantinaggio allo stadio ed inserto nel Tam Tam (fanzine degli ultrà cosenza) e uno striscione esposto in Curva Sud che ricorda al sindaco “PERUGINI, 400 FAMIGLIE ASPETTANO LA SOLUZIONE”. E riprende l’attesa sul tetto del palazzo.

 14 settembre: Da Palla Palla a piazza dei Bruzi sotto assedio

La mattina comincia con la richiesta di Mario Oliverio detto palla palla(presidente della provincia) di incontrare una delegazione degli operai con relativi rappresentanti sindacali. Alle 14 gli operai raggiungono il palazzo della provincia e vengono ricevuti da Oliverio. Il presidente li rassicura che farà di tutto per trovare un' intesa tra i comuni e i privati, a seguire dice che lui non può fare niente di concreto se non mediare. Solito incontro di cortesia e “paraculismo”, si commenta all'uscita. Nel pomeriggio circa 200 operai assediano la piazza del comune dove è in programma sia un incontro del pd, sponda franceschini, che il consiglio comunale. Sullo striscione la scritta “IL NOSTRO FUTURO E’ NELLE VOSTRE MANI, RIDATECELO!  giocato, ironicamente, sullo slogan del PD “Liberiamo il futuro”. Un operaio sale sul tetto e si barrica. Nella piazza la tensione aumenta, il traffico è in tilt. Le porte del comune sono presidiate dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa. A pochi minuti dall’inizio del raduno PD parte un fitto lancio di uova che, di fatto, fa saltare l’incontro. Ma i dirigenti del partito diranno che hanno sospeso l’incontro per solidarietà nei confronti dell’operaio salito sul tetto. Il presidio continua, l’operaio si rifiuta di scendere dal tetto, e chiede una risoluzione immediata sulla situazione dell’azienda. Intanto il consiglio comunale è cominciato, all’ordine del giorno interrogazioni dei consiglieri su vari temi, tra cui anche la scottante vicenda Vallecrati.

Il senatore del PD, Franco Bruno, viene “invitato” dagli operai ad avvicinarsi al presidio e a parlare direttamente con i lavoratori. Concede 10-15 minuti in cui scarica ogni responsabilità e si assume l’impegno di parlare con Perugini per far riprendere a lavorare tutti in ordinanza.

 Alle 19 circa tutti gli operai occupano il consiglio comunale che viene sospeso per mezz’ora. Al rientro dei consiglieri apre il patetico consigliere dell’IDV CIACCO che attacca gli operai e i “loschi figuri” che starebbero dietro le quinte di questa protesta e la “proposta da manette” avanzata dalla società Alto Tirreno. Seguono gli interventi dell’opposizione a favore degli operai, un consigliere di sinistra e libertà, Ciccio Gaudio, legge il volantino delle tute gialle e risponde all’attacco di Ciacco vista l’ordinanza del comune in cui affida ad uno dei soci privati la raccolta in emergenza dei rifiuti. Il dibattito continua con l’intervento del consigliere del PD Zuccarelli, che invita gli operai a far proseguire i lavori del consiglio in tranquillità visto che la discussione su Vallecrati è esaurita. Il discorso di Zuccarelli viene interrotto dagli operai che gridano : VERGOGNA VERGOGNA,  e se ne escono con molta rabbia tanto che alcuni consiglieri rischiano, di fatto, il linciaggio. Gli operai escono da Palazzo dei Bruzi ancora senza soluzione e ritornano al presidio in attesa che domani i soci di Vallecrati valutino la proposta dell’imprenditore Rovito.

 15 settembre: la proposta d’acquisto di Edil Perri

La riunione del Cda di Vallecrati e del consorzio si protrae per l’intero pomeriggio ma si conclude con un nulla di fatto. La novità è rappresentata dalla proposta, verbale, di acquisto della società da parte della ditta EdilPerri, che ha già effettuato diversi lavori pubblici nella città di Cosenza. Oggi l’assemblea del consorzio valuterà le proposte e affronterà nuovamente il problema di fare lavorare tutti gli operai della vallecrati con l’ordinanza. Si prospetta una riunione fiume.    

 16 settembre: ancora promesse vane del sindaco Perugini

Ennesimo confronto tra i soci privati, tutti i sindaci e i delegati sindacali. Le proposte dei nuovi privati devono essere vagliate dall’ufficio legale per stabilire se Vallecrati può o meno cedere il 49 % in affitto o in vendita. Concretamente non c’è ancora nessuna certezza. Il sindaco di Cosenza fa l’ennesima, vana, promessa di far avere gli stipendi entro pochi giorni.

17 settembre:Cosenza presidio del comune e irruzione alla presentazione della mozione Bersani

Oggi riunione del cda e del consorzio e la tanto attesa prima udienza in tribunale.  Riunione fiume, cambia ancora l’ordine del giorno: gli operai possono o no lavorare in ordinanza? I pareri sono contrastanti. Al mattino il parere è contrario, nel pomeriggio, invece, chissà per quale alchimia, lavorare in ordinanza è possibile. Bisogna aspettare il parere dell’ufficio legale che arriverà lunedì. Gli operai si preparano all’ennesimo fine settimana sul tetto. Nel frattempo il tribunale di Cosenza ha acquisito gli atti e rinvia a novembre l’inizio del dibattimento sul fallimento. Vallecrati dal canto suo non cede perché vanta un credito di 19.000.000,00 da vari comuni morosi. Nel pomeriggio gli operai presidiano ancora una volta piazza dei Bruzi e fanno irruzione nel salone di rappresentanza, dove Guccione, Covello, Maiolo, Nucci e La Valle presentano la mozione Bersani. Come in un film già visto si legge il documento, si incassano promesse e si torna sul tetto. 

18 settembre: il comune di Cosenza blindato

Mattinata di fermento. Alle 8.30 il comune di Cosenza sembra Beirut, blindato come se fosse in stato d’assedio. Gli operai raggiungono l’ufficio del dirigente di ragioneria Dattis il quale promette di sbloccare i pagamenti entro lunedì. Un’altra delegazione si reca al comune di Castrolibero e trovano la novità: il sindaco di Castrolibero comunicava di aver fatto l’ordinanza e dava garanzie circa la futura assunzione dei 16 operai ricadenti sul suo comune.

 19 settembre: il gioco delle mozioni e lo sfascio di Valle crati

Ennesima riunione che azzera tutte quelle precedenti: Bernaudo (Principe) assieme a Pellegrino propongono di rilanciare Vallecrati attraverso i comuni di Cosenza, Rende, Montalto e Castrolibero. Questo in risposta alle dichiarazione fatte qualche tempo fa da Perugini in conferenza stampa, circa la volontà di ritirare immediatamente l’ordinanza se l’amministratore Giglio avesse dimostrato che Vallecrati poteva garantire i servizi. Gli obiettivi sono chiari. In gioco ci sono interessi politici e imprenditoriali, la mozione Bersani cerca di salvare Vallecrati sia per andare contro l’asse Adamo-Perugini, che vorrebbe smantellare il sistema Vallecrati, sia per trovare consensi negli operai. Pellegrino, invece, mira a far fuori l’impresa Ecologia Oggi che altrimenti si troverebbe dentro quando e se Vallecrati riuscirà a salvarsi.                                                                                   

Questa di Vallecrati è solo apparentemente una lotta per la difesa del posto di lavoro, o meglio, solo per gli operai si tratta di questo. In realtà è espressione dei giochi di potere  in casa PD alla vigilia del congresso e delle prossime elezioni regionali. È espressione, ancora, del bieco clientelismo che da decenni ricatta la nostra terra costringendo migliaia di cittadini a sottostare o emigrare. Carrozzoni come quello di Vallecrati creano illusioni e nessuno sviluppo, creano mucche da mungere prima e da macellare quando non si possono più sfruttare. Dal canto loro i sindacati sonnecchiano, si fidano delle promesse e costringeranno gli operai a trattare con il potente (nemico) di turno,quello di sempre.

20 settembre in concerto la 99posse

A Cosenza dopo 10 anni ritornano i 99posse, band che dagli anni 90 con la loro musica denunciano ogni forma di sfruttamento e di ingiustizia sociale. E anche a Cosenza, hanno dato prova di grande sensibilità e coscienza, nei confronti degli operai della Vallecrati. Prima del concerto i lavoratori hanno incontrato la band per spiegare le motivazioni della loro lotta. Tra una canzone ed un'altra viene volantinano un documento redatto dalle tute gialle,  e dal palco parte la canzone “o salario garantito” dedicata a loro. Come per dire “avete diritto ad un salario sociale sganciato dal lavoro.

21 settembre: far ripartire il carrozzone Vallecrati, ovvero, l’attesa di un miracolo

La novità del giorno è che Bernaudo si propone come il salvatore della Vallecrati,  prendendosi, di fatto, la responsabilità di riparare tutti i mezzi fuori uso a disposizione di Valle Crati spa, su tale proposta l’amministratore delegato  Giglio si fa carico della responsabilità di far ripartire la Spa dal 1 ottobre.

Nel primo pomeriggio gli operai si recano presso il comune di Cosenza, ufficio ragioneria, per avere lumi sul versamento di Equitalia, in quanto Dattis, responsabile dell’ufficio aveva promesso venerdì che per oggi sarebbero state versate le quote richieste, ma per l’ennesima volta il versamento Equitalia viene rinviato a mercoledì.

 22 settembre: lo scontro con i sindacati

Gli operai attaccano i sindacati confederali perché, alla luce di quando è emerso dall’ennesima riunione del cda, ritengono che non abbiano tutelato i 20 giorni di lotta facendosi palleggiare dai soci privati cambiando continuamente le soluzioni possibili fino ad arrivare all’ultima proposta che è quella di salvare la Vallecrati spa. A questo punto gli operai impongono lo stop delle trattative, delle riunioni e la ripresa del lavoro  il primo ottobre.

 Giovedì 24 settembre: arriva il contentino per  calmare gli animi

Gli operai obbligano gli amministrativi a consegnare gli assegni della quattordicesima, circa 700 euro,  al presidio della provincia dove resteranno  fino alla effettiva ripresa del lavoro e incassano la promessa degli arretrati entro il 5 ottobre.

Venerdì 25 settembre: voci infondate

La preoccupazione del giorno riguarda la paventata caduta dell’amministrazione Perugini, per cui l’avvento di un commissario avrebbe rallentato ulteriormente la ripresa del loro lavoro. L’amministratore Giglio deve inviare al comune la comunicazione che dal 1 ottobre Vallecrati è in grado di riprendere i servizi.

Sabato 26 ottobre: Giglio comunica la ripresa dei servizi

… e gli operai accettano di riprendere a lavorare malgrado non siano riusciti ad avere gli stipendi arretrati, questo per cercare di rientrare in servizio ed evitare di essere fatti fuori dai privati che stanno effettuando il servizio di raccolta con personale proprio o a chiamata.

1 ottobre: ripresa dei mezzi e del lavoro

Clima di festa. Anche se di fatto c’è poco da festeggiare. In fondo se gli operai della Vallecrati sono stati per 30 giorni su quel tetto è stato anche e soprattutto per avere gli stipendi arretrati. E invece così non è stato, anzi la  questione rimane aperta con una vaga promessa di ricevere un solo stipendio, rispetto ai tre, per il 5 ottobre e la mensilità relativa al mese di agosto a dicembre, il resto mancia. Rimane un clima di forte incertezza sulle sorti della Vallecrati e del loro presente, poiché poco si è capito su come si intende intervenire per il rilancio finanziario dal momento che i crediti vantati dall’azienda ammontano a 19 milioni di euro mentre i debiti verso fornitori, operai, inps ecc. sono 22. Quale mago tirerà fuori dal cilindro la differenza ammesso che si recuperino i crediti?

Nonostante tutto il 1 ottobre è stato un giorno di euforia da naufragio. Gli operai alle 8 in punto si radunano al presidio per riappropriarsi dei loro mezzi. Tutti in corteo fino a Coda di Volpe. Lì trovano il responsabile del parco macchine che consegna le assicurazioni appena stipulate, come sempre, con la Toro assicurazioni di Franco Perugini – fratello del sindaco - i mezzi possono ripartire. Alle 12.15 un serpentone di camion e auto, con in testa la ruspa, si dirigono strombazzanti verso il palazzo della provincia per smobilitare il presidio e portare via il manichino Tuta Gialla, che per 30 giorni ha rappresentato tutti loro su quel tetto. Il manichino viene legato ad un operaio che sale su un motorino che si mette alla testa del corteo fermando, all’occorrenza, anche il traffico per dare precedenza ai mezzi Vallecrati. La città è meravigliata, commenti e solidarietà soprattutto su via popilia. Passaggio dal comune e parcheggio al deposito di via Romualdo Montagna. Nel pomeriggio nella sala del comune uno degli operai interviene nell’incontro con Paul Connet, esperto internazionale di rifiuti, teorico della strategia rifiuti 0, e l’ assessore all’ambiente del comune di Capannori (Lucca) dove da diversi anni hanno risolto il problema dei rifiuti attuando la strategia ideata da Connet. Nota positiva è il fatto che dall’incontro gli operai capiscono che si possono salvare i posti di lavoro con una buona differenziata, cosa che in Calabria non è mai partita nonostante l’ingente arrivo di fondi a questa destinati.

 La sera si riprende il lavoro con molta soddisfazione, nonostante i disagi creati dalla pioggia battente e dai cumuli di spazzatura che, nonostante l’intervento delle altre ditte, rimanevano da emergenza.

Vincitori e vinti: considerazioni politiche sul caso Vallecrati

 In questa partita tra comuni, soci privati, operai e sindaci, possiamo avanzare alcune riflessioni.

 La prima rimanda agli assetti del partito democratico cosentino, che detiene il potere in città e in provincia, e allo scontro tra Bernaudo (Principe), sindaco di Rende, che appoggia la mozione Bersani e il rilancio della società Vallecrati e Perugini (Adamo) che, invece, sostiene la mozione Franceschini, ed esprime una posizione a sfavore del rilancio della Vallecrati. Indicativa è, infatti, l’ordinanza di Perugini, che è anche presidente del consorzio Vallecrati, nei confronti di Ecologia Oggi, una ditta di Lametia Terme,  funzionale a  scalzare la vecchia società mista, dove il pubblico perde e il privato s’ingrassa. Chiaramente ognuno ha le sue colpe e i suo vantaggi, perché, solo per fare un esempio, a capo del carrozzone vallecrati nel Cda compaiono i nomi di noti esponenti politici vicini sia a Cosenza che a Rende e di imprenditori che grazie alla vallecrati hanno ingrandito i loro patrimoni con la compiacenza degli apparati politico-malavitosi.

 Ci sono poi le elezioni regionali di Marzo, tenendo conto che la Vallecrati è anche un buon bacino di voti chi si accaparra la risoluzione del caso chiederà la compiacenza dei beneficiari. Se i dipendenti sono circa 400 e se si considerano le famiglie i “salvatori” avranno un buon ritorno anche in termini di immagine (e voti) sugli abitanti. Sappiamo dalle vicende della politica nazionale, vedi il caso dell’emergenza rifiuti nel napoletano, che il consenso si costruisce più sull’immagine che sui fatti.

La seconda chiave di lettura, invece, sposta l’attenzione sugli interessi di loschi soci privati che, in un caso o nell’altro, hanno beneficiato di soldi e di appalti su corsie preferenziali.

La terza riguarda invece l’azione politica degli operai in questa vicenda. Di fatto, per certi versi, gli operai hanno perso perché  hanno accettato di continuare a lavorare, senza stipendio, pur di rimanere nel sistema. Molto quindi dipenderà dalle azioni degli operai e dalla reazione dei cittadini dei comuni interessati. Dall’altra, invece, questo mese di lotta costituisce un precedente  importante, rispetto alle capacità degli operai di pensarsi come attori principali del conflitto, quindi come soggetti finalmente agenti e non subalterni alle vecchie logiche della rappresentanza e del potere. Anche se in forma ancora embrionale, la resistenza degli operai in quei 30 giorni segnala l’emergere di una coscienza collettiva che spiazza  le dinamiche di frammentazione che spesso hanno impoverito, in particolare al Sud, le lotte rivendicative. Altro aspetto positivo di questa esperienza è che gli operai, uscendo da una condizione di sudditanza e assoggettamento, non solo iniziano a privilegiare la capacità di autorappresentarsi, al di là delle sigle sindacali  e dei padroncini della politica, ma cercano  nuovi  confronti -come è avvenuto ad esempio nel caso dell’incontro con Connet, quando finalmente a prendere parola sono stati gli operai e non altri- e di liberarsi dagli interlocutori tradizionali che li vorrebbero tenere in condizioni di ricattabilità.  

Questa capacità di autorappresentarsi è uno dei risultati positivi, in un contesto dove la delega è stata una delle armi vincenti dei potentati corrotti.

 

Il lavoro è ripreso…ma la lotta continua…

Aggiornamenti continueranno su indymedia calabria. 

 

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