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Navi dei veleni: non abbassiamo la guardia!

category internazionale | ambiente e territorio | notizie author sab 31 ottobre 2009 - 12:24author scritto da Edelman Segnala questo contributo agli amministratoriSegnala agli amministratori

di Monica Centofante - 30 ottobre 2009
Ora in tanti hanno tirato un sospiro di sollievo: il relitto scoperto in mare al largo di Cetraro, in provincia di Cosenza, in seguito alle dichiarazioni dell’ex boss Francesco Fonti non è quello della Cunsky. Così come hanno assicurato in una conferenza stampa congiunta, nella serata di ieri...

 



...il ministro Stefania Prestigiacomo, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e i procuratori di Catanzaro e Reggio Calabria.
A 500 metri di profondità, adagiata sul fondale, non ci sarebbe altro che una nave passeggeri, il Catania, costruita a Palermo nel 1906 e silurata il 16 marzo del 1917 da un sommergibile tedesco nel corso della Prima guerra mondiale. Niente contaminazioni radioattive fino a 300 metri di profondità e per un raggio di 7 chilometri, hanno spiegato magistrati e ministro, niente fusti a rischio, solo maniche a vento cilindriche. E mentre si compiace della “piena luce” fatta in tempo record Stefania Prestigiacomo sottolinea: “Abbiamo registrato un tentativo di soffiare su questa vicenda da parte di chi, amministratori e sindaci, avrebbero dovuto agire con più cautela. Abbiamo registrato ostilità a tutti i costi delle autorità regionali verso il Governo. Oggi è giusto rassicurare al più presto l’opinione pubblica e la popolazione calabrese”. Un desiderio di ritorno alla normalità che si avverte da più parti, mentre si moltiplicano polemiche, e in alcuni casi veri e propri attacchi, su chi si è battuto per il sacrosanto diritto di conoscere la verità, in un Paese che di stragi e misteri di Stato non se ne è mai fatti mancare. E quello delle cosiddette “navi a perdere” è sicuramente uno di questi, che non comincia e non finisce con le dichiarazioni di Fonti, ma – è bene ribadirlo - è caratterizzato da lunghi anni di omissioni, depistaggi, indagini chiuse spesso troppo frettolosamente e una morte sospetta: quella del capitano di corvetta Natale De Grazia.
“La notizia che la nave affondata al largo della costa di Cetraro non sia la Cunsky – ha dichiarato Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente – non può rappresentare in nessun modo un motivo di allentamento delle indagini e di abbassamento della guardia”. “Continuiamo a ritenere, come detto sin dall’inizio, che vadano rapidamente compiute tutte le ricerche per conoscere quante e quali navi cariche di scorie siano state affondate nel Mediterraneo, a cominciare dalla Rigel”. Mentre “non riusciamo a comprendere – ha concluso – come la notizia che la nave raggiunta dall’Oceano Mare non sia la Cusnky debba tranquillizzare i cittadini e mettere a tacere le richieste di chi da anni cerca la verità sui traffici illeciti dei rifiuti pericolosi nel nostro Paese. Se c’è voluto un mese e mezzo solo per capire che quella sul fondo delle acque di Cetraro non fosse la nave indicata dal collaboratore di giustizia Fonti, chissà quanto tempo ci vorrà per conoscere realmente la verità su tutte le navi cariche di veleni che sono state affondate negli anni Ottanta”.
Intanto su Francesco Fonti, le procure calabresi di Catanzaro e Reggio Calabria si sono espresse negativamente: “non è attendibile”, hanno detto, non solo per la vicenda legata al relitto di Cetraro, ma anche perché tutte e tre le navi che l’ex boss avrebbe contribuito ad affondare nel 1992, “hanno continuato a navigare” anche dopo quell’anno. Considerazione alla quale controbatte il legale di Fonti, l’Avv. Claudia Conidi che ricorda come il suo assistito “ha sempre ribadito che non ha affondato dei nomi, ma delle navi. Quei nomi di navi non erano stati da lui verificati prima dell’affondamento. E nulla osta a che proprio quell’indicazione erronea, evidentemente voluta e a lui fatta, si sia poi rivelata nel tempo idonea a renderlo inattendibile agli occhi di chi avrebbe raccolto il suo dire”. L’avvocato si chiede inoltre “cosa ci facessero dei fusti di quel genere su una nave passeggeri”, “se quel tipo di contenitore rafforzato esistesse all’epoca dell’inabissamento della Catania”, “cosa ci facessero a 400 metri di profondità, nel punto della stessa nave, i residui di metalli pesanti che fecero sì che fosse vietata la pesca con ordinanza della capitaneria di porto”. Sul tanto tempo impiegato per individuare la Catania, Claudia Conidi ha un ultimo dubbio: perché se l’imbarcazione era già segnalata? “Se non lo era fino a poco fa, attribuisco doti paranormali notevoli a Francesco Fonti che continua a ribadire di essere stato l’artefice di tre affondamenti”.
Le domande, per il momento, rimangono senza risposta e il caso potrebbe essere ancora aperto.

Link correlati: http://www.antimafiaduemila.com/content/view/21130/78/
author scritto da rijpublication date sab 31 ottobre 2009 - 17:25Segnala questo contributo agli amministratoriSegnala agli amministratori

ma invece di fare solo parole e sopratutto illazioni e supposizioni sulla base del sospetto, perche´ non si forma un comitato che valuta il grado di radiattivita´, ricerca sostanze tossiche, scandaglia alla ricerca di altre navi?

questo vorrebbe dire essere popolo , essere comunisti, organizzarsi , non fare gli strillatori alla ricerca della visbilita´, sembra che alcuni volessero gia´ speculare politicamente e pecunariamente, tanto da eserci restati male di non avere la nave dei veleni

sveglia compagni non facciamoci abbindolare dagli approfittatori, piuttosto ricerchiamo con zelo e indipendenza

author scritto da K.publication date dom 1 novembre 2009 - 11:07Segnala questo contributo agli amministratoriSegnala agli amministratori

Ricercare relitti marini a centinaia di metri sotto il mare è la cosa più facile del mondo ... che può fare chiunque ... formiamo un comitato ... ma che è, una presa per il culo ?

author scritto da *******publication date dom 1 novembre 2009 - 11:10Segnala questo contributo agli amministratoriSegnala agli amministratori

Le coordinate navali che non coincidono, le stranezze del video del governo, un pilota che racconta come le navi della guerra erano conosciute già da anni. Il piroscafo del '17 affondato 3,2 miglia più in là
«Noi non vogliamo soldi, noi vogliamo verità». Sono passati pochi minuti dall'annuncio del ministro all'ambiente Stefania Prestigiacomo che nella sala conferenze della procura nazionale antimafia ha annunciato la fine della vicenda della Cunski. I pescatori di Cetraro sono stretti nello studio della televisione locale Telespazio. Si guardano negli occhi e chiariscono subito che i sussidi dello stato non interessano. «Non ci servono i soldi se il mare è tossico - continua Franco, faccia asciutta e voce ferma - se il mare è inquinato che ce ne facciamo degli aiuti?». Non convince la versione del governo, non rassicura. E - come ha raccontato ieri il manifesto - sono tanti, troppi i punti che non tornano.
Prima di tutto le coordinate. La differenza non è abissale, si tratta di circa 3,2 miglia marittime. Il luogo ufficiale di affondamento del Catania - come riportato su registri noti da decine di anni - è un po' più a nord rispetto al punto dove la Copernaut Franca filmò il relitto il 12 settembre scorso. E in ogni caso le coordinate annotate nei registri sono ampiamente al di fuori del quadrilatero interdetto per le ricerche dalla Guardia Costiera, con una apposita ordinanza.
Ci sono poi dettagli desumibili dalle poche immagini mostrate fino ad ora dal ministero dell'ambiente e dall'antimafia che non corrispondono al filmato raccolto quarantotto giorni fa. Sul relitto del Catania, ad esempio, non appaiono le reti dei pescatori, che invece erano molto evidenti nel filmato di settembre. Un dettaglio, importante, come vedremo.
Sul relitto filmato dalla "Mare Oceano" appaiono alcune cime, evidentemente nuove, adagiate sulla chiglia. Rispondendo ad una domanda durante la conferenza stampa, il comandante del nucleo della Guardia Costiera presso il ministero dell'Ambiente ha spiegato che si trattava di corde probabilmente usate dalla Copernaut Franca per ancorarsi al relitto. Una circostanza che è stata smentita ieri dai responsabili regionali che hanno seguito la missione del 12 settembre: la nave mandata dalla Regione Calabria non ha mai effettuato un simile ancoraggio. La profondità del relitto - quasi 500 metri - avrebbe in ogni caso reso alquanto improbabile l'operazione. E infine la stessa lunghezza del relitto identificato come Catania non corrisponde alla lunghezza ufficiale: 103 metri è la misura fornita in conferenza stampa, 95,8 metri è la lunghezza della Catania secondo i registri.
È in ogni caso l'intera vicenda delle ricerche della Cunski che oggi appare poco chiara. I relitti della seconda guerra mondiale sono infatti ampiamente conosciuti dai pescatori e in molti casi sono segnalati sulle carte nautiche. È una precauzione fondamentale. In questa zona, infatti, la pesca a strascico è molto diffusa. Quando la rete viene calata se incontra un relitto rimane impigliata, con una perdita economica di grossa entità. Il relitto filmato il 12 settembre era infatti pieno di reti perdute dai pescatori, proprio perché non era conosciuto, almeno fino a qualche anno fa. I relitti documentati e segnalati - come una nave da guerra, il cui punto affondamento veniva comunicato quasi immediatamente - difficilmente hanno reti impigliate, perché i pescatori evitano accuratamente di gettare le reti in quei punti.
Per sapere dov'è la Catania ci vogliono circa due minuti. Basta andare sui siti specializzati in relitti (e non sono pochi) e digitare il nome: subito appare questa nave passeggeri, affondata da un U-boat tedesco nel 1917. Appaiono le coordinate, appare la lunghezza, appare la rotta, l'armatore e l'impresa che la costruì. Lo stesso avviene con la Cagliari - il primo nome che pronunciò il procuratore Pietro Grasso durante l'audizione in commissione antimafia tre giorni fa - con la Federico e con la decina di navi affondate durante la prima e la seconda guerra mondiale. Nessun segreto di stato, tutti i dati sono disponibili, documentati e in gran parte completi.
Sono quattro anni circa che si sta cercando la Cunski. In questa pagina riportiamo l'importante testimonianza di un componente del primo equipaggio mandato a scandagliare tra il 2005 e il 2006 i fondali al largo di Cetraro. Se, dunque, tutti i relitti delle due guerre sono conosciuti, perché in questi anni nessuno ha parlato della Catania? Se la zona era già stata verificata una prima volta nel 2005, proprio per controllare i fondali adiacenti i vascelli vittime delle due guerre, come è possibile che solo ora appare - quasi d'incanto - la soluzione più semplice? Se si è trattato di allarmismo - e noi pensiamo che in realtà molte cose debbano essere ancora verificate - le complicità sono da cercare anche a Roma. «Scrissi al ministero il 14 maggio chiedendo di verificare insieme la notizia del relitto e nessuno rispose», spiega oggi amareggiato l'assessore Greco.

author scritto da Io sopublication date mar 3 novembre 2009 - 22:20Segnala questo contributo agli amministratoriSegnala agli amministratori

al coglione che ha scritto il primo messaggio, ti dico che chi vuole speculare sono gli "imprenditori" turistici della zona che vogliono che tutto taccia affinchè non rechi danno alla propria ridicola attività economica, e molti di essi sono ammanigliati con le mafie autrici dei nascondimenti dei rifiuti(mi riferisco a uno che ha albergo vicino a "grosso scoglio sul mare")...così come imprenditori di altro tipo degli stessi  luogo(elettrodomestici nella "frazione"e concessionari d'auto)guarda caso indagati per riciclaggio di denaro della cosca Muto...da anni sguinzagliano i propri lacchè nelle istituzioni,pseudositi web di mmerda e popolo per inculcargli l'inesisytenza di qualsiasi pericolo,li mandano a fare rilevazioni colle pennine USB(!!!) per poi diffondere false notizie rassicuranti...

sei anche tu di questi?

 

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