Alla classe operaia, ai lavoratori, ai popoli oppressi del mondo

category italia | storia e memoria | comunicati author mar 3 novembre 2009 - 20:58author scritto da Piattaforma Comunista Segnala questo contributo agli amministratoriSegnala agli amministratori

Cari compagni ed amici,

inviamo in allegato la versione italiana del documento adottato dalla Conferenza Internazionale di Organizzazioni e Partiti Marxisti-Leninisti (CIPOML) in occasione del 20° anniversario della caduta del muro di Berlino.

Cari compagni ed amici,

inviamo in allegato la versione italiana del documento adottato dalla Conferenza Internazionale di Organizzazioni e Partiti Marxisti-Leninisti (CIPOML) in occasione del 20° anniversario della caduta del muro di Berlino.

Tutti gli organismi politici e sociali che intendono aderire alla presente  dichiarazione possono comunicarlo all'indirizzo email  teoriaeprassi@yahoo.it

Il sito web della CIPOML è visitabile all’indirizzo www.cipoml.org

Saluti fraterni.       Piattaforma Comunista

 

www.piattaformacomunista.com

e-mail: teoriaeprassi@yahoo.it

 

 

Alla classe operaia, ai lavoratori, ai popoli oppressi di tutto il mondo!

Si avvicina il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino e la borghesia va allestendo

l’ennesimo attacco anticomunista e antioperaio, condito dalle più logore falsificazioni storiche.

Sono ormai venti anni che la classe dominante pretende di sequestrare le necessità e le aspirazioni di

cambiamento della classe operaia e dei popoli con le demagogiche promesse di “un nuovo ordine

mondiale” e le menzogne sulla “fine del socialismo”, per impedire ogni tentativo di resistenza, di

rivolta, di messa in discussione del sistema capitalistico.

Dopo gli avvenimenti del 1989 i propagandisti dell’imperialismo annunciarono che era finita la

storia, che le ideologie non servivano più (tranne quella borghese, ovviamente), che la rivoluzione era

una cosa del passato, e che perciò esisteva un solo orizzonte per l'umanità: quello fondato sulla

proprietà privata dei mezzi di produzione sociali.

Da allora, assieme alla presentazione degli eventi accaduti nell'Est europeo come la “sconfitta del

comunismo”, si sono imposte le politiche neoliberiste, il “diritto d’ingerenza”, le “guerre preventive”

per la riconquista del mondo da parte degli imperialisti nordamericani. Da allora la borghesia ha

rafforzato la sua offensiva contro la classe operaia e le masse popolari, per aumentare lo sfruttamento

e il saccheggio imperialista.

Da parte loro, i revisionisti e i social-democratici in occasione di questo anniversario si dividono fra

chi si cosparge il capo di cenere e chi ricostruisce in modo alterato le vicende che portarono alla caduta

del muro. Molti di loro negli ultimi anni si sono spostati ancor più a destra, dimostrando tutta la loro

debolezza ideologica e politica, mentre una parte è passata direttamente nel campo nemico. Altri, continuano

a sostenere che non è più tempo di rivoluzione, che bisogna adattarsi alle regole imposte dalla

borghesia, limitarsi alle riforme, e perciò condannano le forze comuniste e rivoluzionarie che hanno

deciso di opporsi alla slavina, riorganizzandosi e riprendendo il cammino della lotta.

Noi comunisti sappiamo che la caduta del muro di Berlino non ha implicato il crollo del socialismo

proletario, ma è stata la tappa finale di un processo di distruzione della dittatura del proletariato e di

restaurazione capitalista cominciato negli anni 50-60 dello scorso secolo in URSS e nella maggioranza

dei paesi dell'Est, a causa dell’affermazione del revisionismo. L’affondamento del cosiddetto

“socialismo reale” è stato il crollo di una sovrastruttura che non corrispondeva più ai rapporti di

produzione effettivi, ma che a causa dei suoi tratti esteriori nominalmente “socialisti” ha contribuito a

determinare confusione, sbandamento, riflusso e perdita di posizioni da parte della classe operaia.

La caduta del muro non ha annullato la validità del marxismo-leninismo come teoria rivoluzionaria,

bensì ha completato la parabola dell’ideologia revisionista nell’Est europeo. Essa non ha determinato

la risoluzione delle principali contraddizioni della nostra epoca, bensì il loro aggravamento, come

dimostra la realtà odierna.

Cosa abbiamo visto, infatti, negli ultimi venti anni?

Invece del superamento degli ostacoli economici, sociali e politici che impediscono l’emancipazione

dell’umanità, abbiamo visto alzare muri ancora più alti di fronte agli sfruttati e agli oppressi.

Quello che separa l’oligarchia finanziaria che vive nel lusso e nello spreco dalle grandi masse di

donne e di uomini che creano con il loro lavoro tutte le ricchezze, senza però poterne beneficiare

poiché sono costretti a soffrire il giogo dello sfruttamento intensivo, della disoccupazione, della

precarietà, della povertà, ricevendo solo carità dai governi borghesi.

Quello fra un pugno di potenze imperialiste e i paesi dipendenti sottoposti al brutale saccheggio

delle loro risorse, costretti al sottosviluppo e gettati nella fame.

Quello rappresentato dall'oscurantismo, dall'ignoranza, dall'oppressione religiosa, dal

cosmopolitismo borghese, che servono a mantenere i lavoratori sottomessi e abbrutiti.

Quello eretto contro i migranti fra USA e Messico, in Europa, nel Mediterraneo, quello alzato dal

sionismo in Palestina, quello conservato dall'imperialismo nella penisola coreana e molti altri.

Che fine hanno fatto dopo due decenni le promesse sparse ai quattro venti dalla classe dominante?

Avevano promesso la “crescita economica”, ma abbiamo visto l’estensione senza precedenti del parassitismo

e della speculazione, crisi economico-finanziarie sempre più frequenti e profonde, fino a

giungere a quella attuale, la più grave e distruttiva crisi degli ultimi ottanta anni, nella quale si esprimono

tutti i problemi accumulatisi anteriormente.

Avevano garantito “libertà e democrazia”, ma queste ipocrite parole si sono presto trasformate nella

dittatura rafforzata di un gruppo di paesi imperialisti e dei monopoli finanziari, in un dominio neocolonialista

ancora più feroce, cui sono sottoposti centinaia di paesi e nazioni dipendenti, in colpi di stato

come quelli avvenuti di recente in Honduras e in Africa, in soppressione dei diritti dei lavoratori e delle

libertà democratiche in molti paesi, in Stati-gendarme sempre più autoritari e fascisti.

Avevano assicurato un “mondo di pace”, ma le potenze imperialiste, USA in testa, hanno rafforzato i

loro arsenali e apparati militari, scatenato una serie di guerre di aggressione ed atti di autentico

terrorismo che hanno mietuto centinaia di migliaia di vittime, così come si sono intensificate le rivalità

fra i paesi imperialisti e i gruppi monopolisti per una nuova spartizione delle materie prime, dei

mercati, delle sfere di influenza, accrescendo così il pericolo di un nuovo conflitto mondiale.

Parlavano ancora di “protezione della natura”, ma vediamo che la ricerca del massimo profitto ha

devastato l’ecosistema, mostrando che il capitalismo, con la sua logica predatoria, è incompatibile con

l’esistenza stessa del genere umano.

E che dire della situazione dei paesi dell’Est europeo “restituiti alla libertà”? Salari da fame,

disoccupazione di massa, cancellazione di ogni forma di tutela sociale, catastrofe economica, aumento

della mortalità, criminalità, prostituzione, subordinazione più servile agli interessi dell’imperialismo

occidentale o, nel caso della Russia, affermazione del più retrivo sciovinismo per affermare i propri

interessi imperialisti. C’è forse da stupirsi se in questi paesi oggi cresce la “nostalgia del socialismo”,

cioè di un sistema sociale superiore a quello capitalista, che aveva raggiunto grandi conquiste

nonostante le continue aggressioni imperialiste, prima che il revisionismo lo minasse dall'interno e poi

lo sgretolasse?

In questi venti anni la classe operaia, gli altri lavoratori, la maggioranza dei popoli, nonostante i colpi

subiti non sono stati fermi, non hanno accettato in silenzio la schiavitù del lavoro salariato e l'oppressione

imperialista. Il riflusso della lotta di classe ha gradualmente lasciato il posto ad una maggiore

resistenza e a nuova ascesa della lotta politica e sociale, sia pure espressa in modo differente da paese

e paese. In particolare nell’ultimo decennio abbiamo osservato un importante processo di ripresa

delle lotte, significativi avanzamenti dei lavoratori e dei popoli, nonostante la crescente aggressività

della borghesia.

La storia non è finita con la caduta del muro di Berlino, al contrario ha subito una evidente accelerazione.

La lotta delle classi sociali, che è il suo motore fino al raggiungimento del comunismo, va

avanti e riprende slancio il movimento comunista ed operaio internazionale. I protagonisti della lotta

per la trasformazione sociale sono ancora in piedi e disposti a dare battaglia! Ciò preoccupa a tal punto

la borghesia che - a venti anni dalla “morte dichiarata del comunismo” - deve continuamente esorcizzare,

denigrare e criminalizzare il suo fantasma, per evitare che il proletariato si riappropri della

sua teoria rivoluzionaria.

Tutto ciò è una dimostrazione che la presunta superiorità e invincibilità del capitalismo è una

menzogna, che le ragioni della rivoluzione e del socialismo continuano a esseri più che mai attuali e

valide.

Oggi siamo in una situazione internazionale assai differente da quella del 1989. La borghesia si

trova dentro una disastrosa crisi economica, risultato delle leggi di funzionamento del capitalismo, e

non ha risposte da fornire alle necessità e alle aspirazioni dei lavoratori e dei popoli. E’ più vulnerabile

di ieri, ed esistono numerosi anelli deboli nella catena del suo dominio.

La crisi attuale di sovrapproduzione relativa, intrecciata con la crisi generale del sistema imperialista-

capitalista, durerà a lungo, svelando agli occhi delle masse il vero volto della borghesia: una classe

che ha da tempo esaurito la sua funzione storica, ma che continua a chiamare chiamano i lavoratori e i

popoli ai “necessari sacrifici” per garantirsi la sopravvivenza e i privilegi.

Vediamo infatti che mentre i governi prelevano dalle casse pubbliche enormi quantità di denaro per

favorire i monopoli capitalisti, le banche, si accresce costantemente la disoccupazione, i salari e le pensioni

vengono ridotti, i servizi sociali smantellati, e perciò i lavoratori cadono nella miseria e nella

fame. L'offensiva dei capitalisti va assumendo man mano forme sempre più acute, la borghesia e suoi

governi lanciano l'attacco a tutte le conquiste politiche ed economiche ottenute a prezzo di dure lotte.

Il fascismo fa passi avanti in diversi paesi, fomentato dai gruppi più reazionari del capitale finanziario.

Nuove guerre di rapina si preparano.

Questa situazione mette in luce l'inconciliabilità degli interessi fra proletari e borghesi e pone la

classe operaia e i lavoratori di fronte al bisogno urgente di realizzare il fronte unico di lotta contro l'offensiva

capitalista, la reazione politica e le aggressioni imperialiste.

L'ostacolo principale che oggi si frappone alla costruzione del fronte unico è la politica di collaborazione

di classe seguita dai partiti socialdemocratici e dai sindacati gialli, veri e propri puntelli sociali

della borghesia. Costoro riproponendo alle masse un “riformismo” messo ormai fuori uso dalle leggi

inesorabili del capitalismo, frenano e dividono il movimento operaio e sindacale, lo deviano verso il

cretinismo parlamentare e aprono le porte alla forze reazionarie.

Per rimuovere questo ostacolo, per lottare efficacemente, occorre che i lavoratori si uniscano per

difendere in modo intransigente i propri interessi economici e politici, avanzando un programma

concreto di azione contro la borghesia: contro i licenziamenti, la diminuzione del salario, i tagli alla

spesa sociale, per riversare sui padroni, sui ricchi, sui parassiti le conseguenze della crisi,

intensificando nelle fabbriche, nelle campagne, nelle strade, la lotta contro l'offensiva capitalista,

organizzando così una larga controffensiva internazionale, affinché non siano i proletari e i popoli ad

essere sacrificati ma gli interessi economici dei capitalisti!

Allo stesso tempo è necessario che ai comunisti e ai rivoluzionari si uniscano tutte le forze realmente

democratiche, progressiste, di sinistra, per dare impulso alla lotta antimperialista e antifascista, per favorire

la tendenza al cambiamento che si sviluppa nel mondo, particolarmente in America Latina e in

Asia, per sviluppare la solidarietà tra i popoli.

I partiti e le organizzazioni della C.I.P.O.M.L., assieme alle forze politiche e sociali che aderiscono al

presente appello, pongono nel modo più risoluto alle masse il problema dell'uscita rivoluzionaria dalla

crisi del capitalismo. Di fronte alle misure adottate dai governi borghesi, di fronte alle illusioni sparse

da coloro che si propongono di “regolare” un ordinamento sociale in decomposizione, noi comunisti affermano

che i mali dell'imperialismo non sono curabili, che la sola via di uscita dalla crisi generale del

capitalismo è il socialismo proletario, la società pianificata dei produttori.

A questo scopo, mentre prendiamo parte e sosteniamo le lotte che sotto i colpi della crisi si vanno

sviluppando con forme sempre più acute, mentre cooperiamo alla loro organizzazione indicando che i

lavoratori devono rifiutarsi di sopportare le conseguenze della crisi, diciamo che la situazione diverrà

ancora più grave se il proletariato e i popoli non riusciranno a raccogliere tutte le loro forze per rispondere

all'attacco e lottare per l'abbattimento della dittatura delle classi sfruttatrici, per un nuovo e

superiore ordinamento sociale.

Venti anni dopo la caduta del muro di Berlino la rivoluzione socialista si presenta ancora una volta

come una questione posta e da risolvere attraverso il rafforzamento e la costruzione di forti partiti comunisti

che alzino la bandiera del marxismo-leninismo, la bandiera dell'Ottobre sovietico, la bandiera

della rivoluzione proletaria mondiale!

Ottobre 2009

Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML)

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