il manifesto parla della vicenda dei Roma a Cosenza
articolo sul manifesto
* Cosenza ACCOGLIE I ROM
L'odissea di 500 zingari accampati lungo il greto del fiume Crati. Le proteste della gente di via Popilia, lo sgombero manu militari, il decreto di allontanamento del Prefetto. Ma la mobilitazione di associazioni e movimenti e i ricorsi legali ribaltano la situazione. Il tribunale dà loro ragione e i rom rimangono in città
Questa è una storia che inizia male ma finisce bene. Una storia ordinaria di cattiva amministrazione e incapacità istituzionale trasformatasi alla lunga in abuso di potere e intolleranza di Stato. Siamo lungo il greto del fiume Crati, in località Vaglio Lise, a Cosenza. È qui che da anni sono accampati circa 500 rom in prevalenza di nazionalità rumena. Provengono dal municipio di Dej, distretto di Cluj, nella regione storica della Transilvania. Vivono in tre campi improvvisati, circondati da canneti ed arbusti. Come sottolinea Claudio Dionesalvi, professore e mediattivista, «è da oltre tre secoli che nessuno si accampava qui. I cosentini hanno rinunciato da tempo a frequentare le rive del Crati. In estate vi fiorisce spontanea una macchia di erbacce e in passato il Comune provvedeva a ripulire tutto. Fino al 2006 quando di colpo l'amministrazione comunale ha smesso di disboscare le sterpaglie. E vi si sono insediati centinaia di rom rumeni, muniti di regolari documenti. All'inizio nessuno se ne accorge. Poi dal vicino quartiere popolare di via Popilia monta l'ondata prevedibile di panico condita dagli stereotipi consueti che accompagnano i rom. E via con appelli, raccolte di firme, telecamere dei media contro la baraccopoli. E se non fosse stato per le associazioni antirazziste si rischiava seriamente la napoletanizzazione della vicenda».
In effetti, di pogrom come a Ponticelli non ce ne sono stati. Ma ci ha pensato il Prefetto di Cosenza a far salire ugualmente la tensione. E così all'alba del primo ottobre un dispiegamento eccezionale di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Corpo Forestale esegue un blitz tanto inatteso quanto spropositato. Vengono identificati e controllati oltre 500 cittadini stranieri di etnia rom e 60 di questi vengono accompagnati in Questura. Ma il peggio deve ancora arrivare. È il 6 ottobre, e a 93 rom di Vaglio Lise viene notificato un provvedimento di allontanamento dallo Stato in forza di un decreto emanato dal Prefetto di Cosenza. Si noti la sottigliezza giuridica: si tratta non di espulsione - che sarebbe illegittima in quanto i rom sono comunitari - bensì di allontanamento. Il provvedimento appare, nondimeno, privo di congrua motivazione. Ai 93 rom si contesta, infatti, di non essere in grado di indicare la data di effettivo ingresso in Italia; di non poter dimostrare mezzi leciti di sostentamento; di vivere sul territorio italiano senza alcuna dimora effettiva. I rom di Vaglio Lise costituirebbero, secondo il Prefetto, una minaccia concreta, effettiva e grave all'incolumità pubblica rendendo incompatibile la civile convivenza. Da allontanare.
Immediata scatta la risposta dei rom, tanto sul piano sociale quanto su quello giudiziario. Con il supporto delle associazioni locali e di un team di avvocati viene presentato un ricorso contro il provvedimento. Si contesta, in particolare, la gravità di un decreto che colpisce un'intera comunità e non singole persone, ponendosi in palese contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che vieta tassativamente le espulsioni collettive. E, comunque, le motivazioni sopra citate sono generiche, vaghe e soprattutto discriminatorie in quanto puniscono un intero gruppo di cittadini comunitari in ragione della loro provenienza e della loro condizione di disagio economico ed alloggiativo.
Di pari passo alla contromossa legale scatta la mobilitazione sociale. Il 20 ottobre un corteo della comunità rom e dei movimenti antirazzisti di Cosenza ( Baobab, La Kasbah, Ciroma, CoEssenza, Promidea, Mo.C.I.) muove verso Palazzo dei Bruzi, sede del Comune. La sala consiliare viene presto occupata e i manifestanti chiedono e ottengono un incontro col Sindaco Salvatore Perugini (Pd) e con l'Assessore all'immigrazione Francesca Bozzo. Il rapporto tra associazioni antirazziste e giunta comunale è storicamente pessimo. In particolare, i movimenti imputano al sindaco di aver omesso interventi di assistenza ed integrazione, di aver fatto finta di non vedere,di non sapere, di non poter agire. In realtà erano mesi che centinaia di persone, molti dei quali lavoratori e con italianissimi cognomi, venivano abbandonate al degrado prive di acqua, luce, servizi igienici. Tutte le richieste del movimento antirazzista sono cadute nel vuoto, una dopo l'altra. Niente derattizzazione, niente acqua corrente, niente smaltimento dei rifiuti. L'incontro con la giunta, com'era prevedibile, fallisce.
Da lì in poi è un crescendo di lotta antirazzista, scandito da sit-in, assemblee, iniziative pubbliche, con i rom attivi protagonisti del loro destino. Straordinario per impatto emotivo e per valenza politica è quel che accade il 10 novembre all'Università. Una lectio magistralis di cultura rom tenuta dagli stessi membri della comunità in un'aula strapiena di studenti e professori.
Il 12 novembre il lieto fine. Il Tribunale ordinario di Cosenza annulla il decreto accogliendo i 93 ricorsi inoltrati dai difensori dei rom. Giustizia è fatta e lo scoramento si trasforma in festa. Un'ovazione dei rom, accorsi in massa a via Sicilia sede del Palazzo di Giustizia, accoglie la notizia. La festa vera, dall'eloquente titolo "Am castigat!", si svolge domenica sera. Ad organizzarla la comunità rom cosentina presso il capannone delle Officine Babylon. Alla presenza di docenti universitari, sindacalisti e dell'arcipelago antirazzista al completo, si balla fino a notte tarda sulle note della musica popolare rom e assaporando le pietanze della cucina tradizionale. Una tavola imbandita dalla comunità rom piena di leccornie e di dolci tipici accoglie gli ospiti. A prepararla ci pensano le cuoche Dorina, Maria, Teodora. È Marius, a nome di tutti, a prendere il microfono: «Grazie, grazie davvero. Tutta questa vicenda ha avuto qualcosa di buono, ci ha fatto trovare degli amici veri. Grazie di nuovo».
Enza Papa è la combattiva portavoce della Kasbah, associazione culturale multietnica in prima linea nella lotta al razzismo. È euforica e non sa trattenere l'emozione per la felice conclusione della vicenda che, peraltro, non è che all'inizio: «Adesso andremo avanti come associazioni per non vanificare il percorso intrapreso con la comunità rom. Con la collaborazione e la disponibilità di tutti i soggetti coinvolti, dall'Amministrazione Comunale a quella Provinciale,dalla Prefettura all'Università, vogliamo creare un modello Cosenza, un cantiere sociale rom, improntato ai valori della solidarietà e dell'accoglienza. I saperi e le risorse a Cosenza ci sono, bisogna solo saperli liberare». "Gelem Gelem" è un canto tradizionale della popolazione romanì. Significa "Camminando Camminando". A Cosenza i rom di Vaglio Lise sono sulla buona strada. Quella del riscatto.